Giambattista Vico

 

La meraviglia è figlia dell'ignoranza.

 

 Il buonsenso è un giudizio formulato senza riflettere, condiviso da una classe intera, da una nazione intera, o dall'umanità intera.

 

Gli uomini prima sentono senz'avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura.

 

 La fantasia è tanto più robusta quanto più debole è il raziocinio ( Degnità XXXVI )

 

I caratteri della chiarezza e della distinzione del sapere matematico e geometrico si spiegano perché siamo noi gli artefici dell’una e dell’altra scienza

 

 

 

 

 

 

 

 

Giambattista Vico nacque a Napoli nel 1668 da famiglia modesta, così come incerta rimarrà per tutta la vita la sua condizione finanziaria , aggravata da una prole sempre più numerosa.

Compì i primi studi, con una lunga interruzione, in un collegio di gesuiti, arricchendo tuttavia la sua preparazione con numerose letture personali. Successivamente, anche la frequenza della facoltà di Giurisprudenza fu alquanto irregolare. Vico completò invece la sua preparazione autodidattica tra il 1686 e il 1689.

Nel 1699, Vico ottiene la cattedra di Eloquenza presso l' università di Napoli . Non vincerà invece, nel 1723 , il concorso per la cattedra di Giurisprudenza , più prestigiosa e meglio retribuita.

L' erudizione di Vico è vastissima e innumerevoli sono le influenze che gli autori da lui letti - soprattutto quelli classici - hanno esercitato su di lui . Soltanto a quattro di essi tuttavia, Vico riconosce nell' autobiografia la dignità dei suoi maestri ideali: Platone, Tacito, Bacone, Cartesio. Nel 1695 tornò a Napoli al fine di esercitare l'avvocatura. Quattro anni più tardi ottenne la cattedra di retorica presso l'università della sua città, cattedra che tenne fino alla morte, avvenuta nel 1744.