George Bernanos
La speranza è un rischio da correre.
So bene quel che pensate: pensate che non si torna indietro. Non ho indovinato? Perché
questa civiltà ha la sua filosofia, e il primo assioma di questa filosofia è di
negare la libertà dell'uomo, di affermare il suo asservimento alla storia, che
è a sua volta asservita all'economia.
Un mondo in movimento è un mondo che s'arrampica in salita e non già un mondo che
ruzzola. Quando si ruzzola velocemente giù per una
china, non si fa che precipitare e nulla più.
La speranza è un rischio da correre.
All'inferno ci va chi ci crede.
Chi
cerca la verità nell'uomo deve farsi padrone del
suo dolore. (da La gioia)
Diffido della pietà. Esalta in me sentimenti piuttosto
vili, un prurito di tutte le piaghe dell'anima.
Dio
ci preservi dai santi!
È il perpetuo timore della paura, la paura della paura, che forma il volto di un uomo coraggioso.
È
più facile di quanto si creda odiarsi. La grazia è
dimenticare.
Il desiderio di pregare è una preghiera stessa.
Il
gusto del suicidio è un dono.
Il peccato ci fa vivere alla superficie di noi
stessi.
La
scienza libera soltanto un esiguo numero di spiriti fatti per essa, predestinati. Asservisce gli altri.
L'ottimista è un imbecille felice, il pessimista un imbecille triste.
Lo
scandalo non sta nel non dire la verità, ma di non
dirla tutta intera, introducendo per distrazione una menzogna che la lascia
intatta all’esterno, ma che gli corrode, così come un cancro, il cuore e le
viscere. (da Scandale
de la vérité)
Lo stato moderno non ha più nient'altro che diritti:
non riconosce più i doveri.
Un
ventre di un miserabile ha più bisogno d'illusioni che di pane. (da Diario di un curato di campagna)
Una civiltà non crolla come un edificio, ma si vuota a
poco a poco della sua sostanza finché non ne resta più che la scorza.
Una
volta usciti dall'infanzia bisogna soffrire molto per rientrarvi.
Georges Bernanos è nato a Parigi nel 1888, figlio
di un decoratore di interni. Novellista e Saggista la sua masterpiece è il JOURNAL D'UN CURÉ
DE CAMPAGNE (1936). Nel 1933 rimase inabile per un incidente di
traffico. Nel 1938 s'impose l'esilio in Brasile, rientrò
in Francia nel 1945. Si è spento nel 1948.