Gabriele
D’Annunzio
Il privilegio dei morti: non
moriranno più.
Il verso è tutto.
Il rimpianto è il vano pascolo di
uno spirito disoccupato.
La mia anima visse / come diecimila!
Ricorda di osare sempre.
Bisogna conservare ad ogni
costo intiera la libertà, fin nell' ebrezza.
La regola dell'uomo d'intelletto,
eccola: «Habere, non haberi».
L'uomo a cui è dato soffrire più degli altri,
è degno di soffrire più degli altri.
Nasce
a Pescara il 12 marzo 1863. Nel 1874 viene iscritto al
collegio Cicognini di Prato, dove resta sino al
completamento degli studi liceali nel 1881; nel 1879 pubblica la sua
prima raccolta di versi. E' stato un personaggio di primo piano nella nostra storia nazionale per la sua
azione favorevole all’intervento italiano nella prima guerra mondiale. D’Annunzio che tutto faceva invece di sognarlo, fu idolatrato dalla borghesia che
sognava di imitarlo ma o non era capace o non poteva. Si stabilisce
definitivamente sul Lago di Garda, a Gardone Riviera,
in una magnifica villa prospiciente il lago. Di qui salutò con grande favore l’avvento del fascismo ma Mussolini,
mentre da una parte lo ricolmò di favori e di onori, dall’altra lo tenne alla
larga dalla politica. D’Annunzio trascorse gli ultimi anni in un isolamento
tanto splendido quanto intimamente vuoto. Nel 1937 viene nominato presidente dell'Accademia d'Italia; muore il
1° marzo 1938 per emorragia celebrale.