
LA VEDOVA D'ORO
Due camionisti scendono dal traghetto a
Civitavecchia e si dirigono per la strada stretta che va a Viterbo.
L'aria è frizzante e profumata di primavera, profuma di lavanda e tiglio,
intenso.
Dunque, i ragazzi conducono il bestione con mano sicura, ma dopo un po'
gli viene fame.
Uno dei due (lo chiameremo G.) si ricorda di una locanda poco lontana
tenuta da una signora simpatica e con una gran "cucina"... decidono di
andarci, sempre che G. riesca a ritrovare la strada.
Sta guidando il suo amico (che chiameremo F.), segue le indicazioni per
"La locanda dell'Angelo Nero".
Strano, G. si ricorda che si chiamava solo Locanda dell'Angelo.
F. si domanda perché mai abbia cambiato nome: riuscirà abbastanza presto a
darsi da solo una risposta.
"Non è cambiato nulla" esclama allegro G. scendendo dal camion, non il
giardino curato, non l'ingresso, semplice, ma di
gran classe, non le tende di candido lino pesante alle finestre.
Soltanto l'insegna, con quell'aggiunta di quel "Nero".
Alla concierge, chiedono due camere per la notte e G. domanda al ragazzo
che lo accompagna nella sua perché hanno cambiato il nome della locanda:
"Da quando è morto il marito, la signora M. osserva un lutto stretto".
E in effetti, la donna, che governa ancora la cucina con mano ferma e si
occupa personalmente dei clienti ai tavoli, è vestita con un'elegante tunica
nera.
E' bella come G. se la ricordava, e anche F. ne è ammaliato.
Per il resto, ai due uomini non sembra vestita a lutto, anzi, la trovano
terribilmente sexy in quella mise, e lei è allegra e affabile come non mai.
Non ci sono altri clienti a parte una coppia, che appena finito di cenare
si ritira in camera.
Così M. si ferma a chiacchierare con i due ragazzi e ride e scherza tutta
la sera e offre loro una bottiglia di vino speciale d'Alsazia... si fa
tardi, i tre si congedano augurandosi la buonanotte.
Ma F. non ha voglia di dormire... decide che si vive una volta sola e osa
bussare alla camera della donna.
La porta magicamente si apre, il cuore di F. batte all'impazzata!
M. concede a F. una notte d'amore indimenticabile.
Alle prime luci dell'alba F., che non vuole farsi sorprendere dall'amico,
se ne torna in camera sua e s'infila nel letto per una oretta almeno di
sonno ristoratore..."Ah, che donna fantastica!"
La mattina, al momento di pagare il conto e congedarsi, la signora M.
prende in disparte F. e gli chiede: "Ho visto che avete firmato tutti e due
il registro, ma dimmi qual è il numero della tua stanza, sai non vorrei fare
confusione, tra di voi."
F. le dà il numero della camera di G.
Nove mesi dopo quella notte, qualcuno suona con vigore il campanello
dell'appartamento di F.
E' G., trafelato, con una lettera in mano... ha fatto di corsa la strada
che separa la sua dalla casa dell'amico.
"Non ci posso credere! Pensa, una cosa incredibile... ho ricevuto questa
lettera da un notaio di Viterbo... ti ricordi bene di quella
simpatica vedova, la padrona di quella locanda dell'Angelo Nero dove ci
siamo fermati la primavera scorsa? Bhè, è morta, poverina.. ma quel che è
più strabiliante, è il fatto che mi abbia nominato suo erede universale,
lasciandomi la locanda e anche un bel gruzzolo!"
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