Grecia antica:
il Peloponneso
Il mondo greco, così come lo conosciamo, ci presenta una realtà etnica e
politica che a prima vista ci lascia perplessi. Una realtà che non trova
riscontri quasi in nessun'altra civiltà tanto da
meritarsi la definizione di "particolarismo greco".
Mai infatti, né nel mondo antico, né in quello
moderno, come nel mondo greco, abbiamo assistito a fenomeni così straordinari.
I greci, costituivano indubbiamente un unico popolo ben distinto, con
origini, tradizioni e cultura comuni. Il popolo greco, era stabilmente
stanziato in un vasto territorio che originariamente comprendeva tutta l'area egea e che in seguito si estese fino alla
Ionia d'Asia e alla Magna Grecia . Nonostante i numerosissimi contatti
con i popoli più diversi, i greci, che nutrivano una grande ammirazione
per la propria cultura e la propria organizzazione sociale e un atteggiamento
piuttosto prevenuto verso le altre società che definivano "barbare",
mantennero sempre una compatta identità culturale.
I greci, tuttavia, mai si unificarono in un unico grande "impero ellenico" ma conservarono sempre una organizzazione
politica che prevedeva numerosissime città-stato, comunità ristrette, ma
animate da un fortissimo spirito indipendentistico. E
fu proprio lo spirito indipendentistico e le ambizioni
imperialistiche di una tra le più potenti poleis
greche, Atene, a scatenare il più lungo e sanguinoso scontro che
le città della Grecia avessero mai affrontato.
Scoppiata nel
Il pregio principale, quello per il quale la cultura ellenica è passata
alla storia, è quello dell'invenzione della democrazia. Il sistema democratico infatti, il carattere principale dell'Ellade,
prevedeva la partecipazione totale dei cittadini all'amministrazione della
città in cui vivono. L'Atene periclea aveva infatti sviluppato tutto un complicatissimo sistema di
consigli, di assemblee, di magistrature che le permettevano di portare avanti
la più avanzata forma di democrazia antica. E' chiaro che questo sistema avrebbe potuto funzionare e essere efficiente solo se
applicato a comunità ristrette, piccole città-stato con non più di 20.000
cittadini. Ed è questa la chiave per capire la contraddizione della
frammentazione greca, la democrazia come avanzata forma di governo, ma anche
come causa della formazione di una pericolosa struttura di rapporti tra
comunità indipendenti che difficilmente avrebbe potuto
non sfociare nel conflitto.
Ecco che allora il principale pregio del mondo
greco ci appare anche come il suo maggior difetto. Quando
Bengston afferma dunque che la guerra del Peloponneso
fu una guerra fratricida non possiamo che dargli pienamente ragione. D'altra
parte l'espressione massima della democrazia greca è il rifiuto di qualsiasi
forma di autorità centrale rispetto alle poleis, ed è proprio contro questo, contro l'egemonia
ateniese che già aveva minato l'indipendenza delle poleis
della lega Delio-Attica, che si batteranno i peloponnesii. Non stupisce più di tanto quindi se, durante
il trentennio dello scontro tra Atene e Sparta, nessuno fece mai appello alla
comunanza etnica dei cittadini delle poleis greche.
Per i greci infatti, mai il sentimento della comunanza
etnica riuscì a scavalcare il rabbioso patriottismo che infiammava gli animi
dei cittadini e che scatenava scontri tanto violenti contro chi minacciava
l'autonomia delle singole città come Atene.
L'espansionismo e la prepotenza dell'imperialismo ateniese riuscirono a accecare il già debole senso della comunanza greca e
scatenarono il furore patriottico di uomini che si sentivano cittadini della
propria città, ancor prima che greci.
Testo a cura de: Il paradiso dello studente