Eugenio Montale
Nato a Genova nel 1896, E. Montale è
considerato una delle massime voci della poesia mondiale di questo secolo.
La sua lunghissima carriera di poeta, scrittore, critico letterario e
giornalista è stata da anni oggetto di numerosi studi
dai quali si è prodotta una sterminata bibliografia che ha sottolineato le
originali interpretazioni che Montale ha dato alle inquietudini dell'uomo
contemporaneo, ispirandosi ai maestri del Simbolismo e del Decatendismo, ma
forse ancor più a Leopardi, e rendendo al contempo estremamente attuali le loro
innovazioni.
E. Montale trascorre la
sua adolescenza tra Genova e le cinque terre, dove iniziò un percorso di studi
classici e cominciò ad avvicinarsi al mondo della letteratura attraverso la
frequentazione di circoli culturali, sullo sfondo di una Italia
ancora sostanzialmente agricola, dominata da una borghesia agraria fortemente
conservatrice.
Con lo scoppio della prima guerra mondiale Eugenio Montale
è costretto a partire per il fronte, alla fine della guerra comincia a
pubblicare alcuni suoi lavori attirando l'attenzione di noti intellettuali. Nel
1927 si trasferisce a Firenze, come collaboratore di Bemporad
e in seguito direttore del Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux.
Mentre la sua fama di poeta cresce, si dedica anche a
traduzioni di poesie e testi teatrali, in prevalenza inglesi. Dopo la seconda
guerra si iscrive al Partito d'Azione e inizia
un'intensa collaborazione con varie testate giornalistiche, tra cui il Corriere
della Sera, per conto del quale compie molti viaggi e si occupa di critica
musicale. Montale ha ormai raggiunto fama internazionale, come attestano le
numerose traduzioni di sue poesie in svariate lingue; nel 1967 viene nominato senatore a vita e nel 1975 ottiene il Nobel
per la letteratura. Muore a Milano nel 1981.
Sviluppo:
La prima raccolta di poesie, intitolata Ossi di Seppia, esce nel 1925.
Essa dà già la misura delle possibilità del giovane poeta e mostra la sua
distanza da altri grandi poeti italiani, come Ungaretti, di poco più vecchi di
lui. Tema centrale delle poesie di Ossi di seppia
(titolo quanto mai allusivo di cose diverse: gli ossi di seppia come gusci
vuoti, morti, che il mare riporta a riva; come nuvole di inchiostro che le
seppie emettono per difendersi; come oggetti da incastrare nelle voliere perchè
gli uccelli vi affilino il becco) è il male di vivere, la coscienza della
sconfitta dell'uomo irrimediabilmente prigioniero di un mondo di cui gli
sfuggono le premesse e le conseguenze.
E' l'angoscia, dunque, che spinge Montale a scrivere. L'angoscia e la coscienza
dell'inutilità di ogni battaglia; ciò che, d'altra
parte, non gli fa assumere un atteggiamento pietistico e rassegnato.
Il linguaggio di Montale mira a una
"naturalistica precisione", fa uso di tecnicismi o anche termini
dialettali; il tono è discorsivo, e lascia spazio a descrizioni paesaggistiche
che colgono l'ambiente ligure nella sua asprezza. Con ciò egli intende trovare
una rappresentazione simbolica al dato oggettivo, ossia riuscire a evocare un'emozione attraverso la precisa descrizione di
fatti e oggetti del mondo reale (come, ad esempio, nei famosi versi di
Meriggiare pallido e assorto: E andando nel sole che abbaglia / sentire con
triste meraviglia / com'è tutta la vita e il suo travaglio / in questo
seguitare una muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia).
Le occasioni, sono la seconda raccolta pubblicata nel 1939. Già dal
titolo questa nuova fatica permette di intuire le novità introdotte da Montale:
le occasioni sono le situazioni contingenti dalle quali scatta la memoria di
persone, incontri, eventi della vita passata. Dalla contemplazione dell'aspro
paesaggio ligure, dunque, si passa al recupero di un vissuto personale tramite
il quale le poesie si popolano di ricordi di viaggi o di volti talvolta
immaginari.
Conclusione:
La poesia di Montale è un canto minimo, intimo e vitale, una voce del
tempo, dello spazio, che parla l'infinito e dice l'eterno evocandoli attraverso
i colori, la luce e i dettagli di immagini quotidiane,
spesso di semplicità banale. Ascoltare la voce di Montale è
facile, sentirla e comprenderla anche. Capire significati letterali non serve
l'oscurità del poeta è la condizione che consente una personale e forse più
gratificante interpretazione dei suoi versi.
Testo a cura de: Il paradiso dello studente