NUMERI, IMMAGINI, SIMBOLI
Un viaggio interiore scandito da 22 poesie, numeri e simboli: "una storia d'amore non coronata da lieto fine ciò nonostante perfetta". La trasformazione e il superamento del dolore, fino alla rinascita del cuore. Un percorso anche spirituale dove ogni punto d'arrivo è un sorriso per incoraggiare una nuova partenza.

"Ventidue passi" è stato pubblicato in una collana di poesia, ma è opera 'sui generis': le 22 liriche collocate nel cuore del libro, scritte nella lingua dell'anima (tale è la poesia in genere), sono integrate e completate dalle parti in prosa (introduzione, prologo, epilogo, postille numerologica e maya).

L'opera è connotato, oltre che dalla chiave lirica, dall'approccio numerologico dell'autore. Tutti i multipli di 11 sono detti 'numeri maestri'. Nei Tarocchi i 22 Arcani Maggiori rappresentano le prove esistenziali che ogni persona affronta, risolve ed integra per "individuarsi" e ritrovare il proprio vero Sè.

Altrettanto importante è la parte iconografica, infatti poesia e prosa sono accompagnate passo a passo da immagini e simboli connessi alle emozioni raccontate nel libro nonchè ai numeri stessi.

Le prime nove poesie sono collegate ad altrettanti simboli geometrici che rappresentano i 'ritmi' dei numeri dall'uno al nove. Si tratta del frutto di una ricerca personale dell'autore ("capitata" nello stesso periodo in cui scriveva le 22 poesie) che poi si è rivelata connessa a una particolare matrice di numeri studiata dai matematici dell'antica India e nota come "quadrato vedico".

Oltre ai nove simboli altre immagini, tracciate velocemente per evocare chiarezza e essenzialità, scandiscono lo scorrere della lettura.

Oltre ai numeri 'arabi' del sistema decimale (la base della numerologia) il libro fa uso dei numeri del sistema ventesimale Maya.

Nata e conclusa nell'arco di due viaggi in Messicoa a Palenque, la storia d'amore raccontata (o meglio evocata) nel libro, si lega emblematicamente all'eleganza radicale del sistema numerico maya dove qualunque numero è tracciato utilizzando tre tipi di segno: il punto (l'unità), la linea (5 unità), la conchiglia (lo zero).

Ma è soprattutto la dimensione temporale Maya, qualitativa piuttosto che quantitava, che emerge da questi segni e si lega all'atmosfera magica e fuori dal tempo delle rovine di Palenque.

Gli stessi numeri maya danno vita a nuove immagini simboliche. Due totem di numeri, il primo rivolto in basso come una penna e il secondo verso l'alto come una freccia, che demarcano l'inizio e la fine delle 22 poesie.

La copertina di "Ventidue passi" mostra le sagome, in ombra, appena distinguibili, di un uomo e una donna; sullo sfondo le rovine del palazzo reale di Palenque, illuminate dai colori dei tropici... l'atmosfera non è quella del tempo automatico e linerare dell'orologio ma quello consapevole della spirale dei cicli cosmici. L'ombra che avvolge le due figure è proiettata dal Tempio delle iscrizioni (la piramide di Pacal) 'fuori-campo': si tratta dell'unica piramide mesoamericana con camera sepolcrale, celebre per la lastra tombale dove il Re Pacal è raffigurato circondato da complicati ornamenti florali o, se si preferisce, seduto ai comandi di un veicolo aerospaziale! Proprio la discesa nella camera sepolcrale ha segnato per l'autore l'epilogo della storia d'amore da cui poi è nato il libro e da qui il risveglio a una nuova vita.
L'immagine è tratta da una litografia a colori del paesaggista classicheggiante Jean Frédéric Waldeck (1766-1875), scelta per la sua attinenza ai contenuti di "Ventidue passi d'amore".
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