GLI INCIPIT
VENTIDUE PASSI D'AMORE
Agli occhi che brillano in terra
come schegge di cielo
INTRODUZIONE
Ogni cosa che ti viene incontro è un Dono.
Certo, anche il dolore. Soprattutto il dolore.
Le perle più belle sono elaborazioni di corpuscoli
estranei, di parti non riconosciute del proprio Sé.
Più l'ostrica elabora questo 'ospite' indesiderato,
più la perla sarà perfetta, sferica, lucente e luminosa.
Come un piccolo specchio della luce.
Chi non incontra ostacoli non può elaborare perle.
Perciò gli ostacoli sono un bene incredibile,
sono doni preziosi. Sta a te poi vederli come
'ostacoli' o 'punti di partenza' per un lavoro di
abbellimento del mondo: ogni ostacolo rimosso,
ogni centro ritrovato, forma una perla unica
che va ad arricchire il patrimonio celeste e,
di conseguenza, quello terrestre. La luce ha
una moltiplicazione ben al di là dell'esponenziale.
Una sola perla può diventare, per moltiplicazione
celeste, un oceano di Luce.

un Angelo
Queste parole erano custodite da una cara amica. Me ne ha fatto dono assai gradito, dopo aver letto la bozza di questo libricino che è l'emanazione poetica di una perla elaborata interiormente, ora visibile a chiunque capiterà di specchiarsi nella madreperla dell'ostrica dischiusa. C'è sempre la possibilità di vedere un 'mondo nuovo', anche dopo un dolore. C'è sempre la possibilità di continuare a navigare, anche nelle tempeste e nel buio più pesto. E da qualche parte si arriva sempre. Forse si scopre pure una nuova terra.
"Ventidue passi d'amore" offre diversi fili di comprensione, liberamente intrecciati tra loro, che il lettore potrà seguire a suo piacere, secondo lo spirito del momento e le proprie inclinazioni. A monte due viaggi 'iniziatici' in Messico (il telaio) per completare un cerchio, spezzarlo e oltrepassarlo. Al centro ventidue poesie (il ricamo) distese tra il prologo e l'epilogo di una storia d'amore (la tela). Al termine due postille per affacciarsi sui 'mondi' che tengono insieme questo tessuto: la numerologia dei giorni d'oggi e la saggezza degli antichi Maya (la trama e l'ordito). E nove simboli 'magici', ventidue numeri maya e pochi disegni essenziali a scandire il percorso.
Dietro a tutto la fiamma sacra che fa raccogliere emozioni intime e nude e spinge a rivestirle di luce. Fino a emanciparle. Fino a sublimarle in un messaggio universale da offrire a tutte le sorelle e a tutti i fratelli del mondo. Un volo veloce, dove la poesia è una cordicella che ricuce ferite e collega esperienze: evoca la scia di un aereo... nuove vie... i doni del cielo.
SOSPENSIONI DI GRAVITA'
Alle anime che intingono il cibo della vita
nel miele salato delle contraddizioni.
Alle lune che cucinarono con me,
a quelle con cui avrei voluto
o che volsero in eclissi.
Ai banchetti santi
dell'amore.
PREFAZIONE di Chicca Morone
“L’abito da sera” di R. Magritte. L’immagine con la quale autore ed editore hanno scelto di attirare l’attenzione del lettore tra i mille volumi che oggi invadono i banconi delle librerie è già un segnale molto forte di ciò che entrambi vogliono comunicare al mondo dei lettori con questa simpatica nuova “creatura”.
La donna, la luna, il mare una perfetta triade simbolico spirituale attorno la quale si “interrompe” il monotono fluire del quotidiano per entrare in un vortice più profondo, là dove il poeta vuole donarci la sua verità, il suo sentire più autentico.
“Sospensioni di gravità” viene dopo l'esordio di "Ventidue passi d’amore”, il primo percorso magico attraverso emozioni e sensazioni di un uomo immerso nel mare dei sentimenti, ma non annegato, per cui consapevole dell’evolversi della propria storia e come tale lucido, non solo nella espressione verbale.
Un linguaggio che nel nuovo “bambino di carta” si è rinforzato, ha acquisito intensità, ha preso rinnovato vigore pur mantenendo la stessa ammirevole mancanza di orpelli nella semplicità di vocaboli.
In “Sospensioni di gravità” le parole si susseguono con un ritmo cadenzato, quasi una danza, portando alla luce concetti forti attraverso una forma leggera seppure consona alla particolarità del contenuto, tutt’altro che vago.
Scandito nel magico numero di sette, quasi a significare le infinite partiture che l’opera può offrire, il poeta affida alle orbite planetarie il compito di introdurre concetti misterici, esplicitandoli tanto da renderli non più misteriosi.
Il viaggio inizia dal Sole, suono che renderebbe percepibile l’anima, si incammina con l’eterno puer dai tratti mercuriali e prosegue incontrando l’Altro nell’orbita venusiana. Poi la Luna illumina il mondo occulto e Marte accende attrazione e repulsione in una esplosione di pienezza quale solo Giove può infondere, prima di essere recisa dalla forbice del giudizio saturnino.
Ma è nell’ombra luminosa e nella luce ombrosa che il poeta trova il modo di condividere la sua totalità: la compattezza di identificazioni di un sole cancerino, dominato dalla Luna e per questo alla ricerca di un femminile appagante per il quale essere messo al centro dell’Universo; la determinazione di un ascendente Leone, fiero della propria arte e come tale deciso a realizzare la propria missione poetica.
Se è vero che le Muse cantano attraverso quei pochi di noi che sanno accoglierle diventando loro semplici amanuensi, l’augurio più sincero che si possa fare a Daniele Passerini è di diventare presto quella canna di bambù animata dal sibilo del vento: allora potrà essere l'auspicata “girandola di luci e ombre, mossa dal respiro di Dio” nell’atto di “vivificare sempre i nostri cuori” attraverso il suo scrivere, vivendo giorni lieti o meno fortunati con la fantasia dell’eterno puer al quale tutto è concesso, come nel mito.
"... appunti dell'inquieta amnesia
che tu sei tu
e noi eravamo diamante."
HOME | INCIPIT | INDICI | AUTORE & POESIE | SIMBOLI | LIBRERIE | CONTATTI | DICUNT | EVENTI | NEWS