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Claudio Vercelli  - Triangoli viola. Le persecuzioni e la deportazione dei testimoni di Geova nei Lager nazisti, Roma 2011 pagg. 181 - €19,00

 Non mi è capitato ancora – e spero che non accada mai – di leggere tesi negazioniste del fatto che diversi Bibelforscher (appellativo col quale si identificavano i Testimoni di Geova tedeschi durante il nazismo) hanno patito indicibili sofferenze, perfino la morte, per mano degli aguzzini nazisti. Le tesi di personaggi come David Irving, secondo il quale non sarebbero state raccolte prove sufficienti a far risalire l’Olocausto all’esplicita volontà di Hitler, rendono evidente – come ha scritto Gad Lerner – che «il mondo contemporaneo ha vitale bisogno di custodi della memoria, proprio come ha bisogno di storici capaci di destreggiarsi tra i veleni del passato». Assecondando questa esigenza di custodia della memoria, diamo uno sguardo al saggio di Claudio Vercelli, “Triangoli viola. Le persecuzioni e la deportazione dei testimoni di Geova nei Lager nazisti”, Roma 2011.

L’approccio

                Claudio Vercelli, che è ricercatore di storia contemporanea presso l’Istituto di studi storici G. Salvemini di Torino, ritiene che «è odioso il diffondersi, che si è misurato in questi ultimi decenni, di un atteggiamento che riconduce il lavoro dello storico ad una sorta di esercizio tribunalizio, dove alla conclusione di una sorta di istruttoria dovrebbe esserci l’emissione di una sentenza, possibilmente inappellabile» (op. cit., p. 10). Questa valutazione sembra riecheggiare allorquando, a p. 36 nota n°7, Vercelli cita il volume di M. James Penton, “I Testimoni di Geova e il Terzo Reich: inediti di una persecuzione” (Bologna, 2008), e osserva: «Il libro di Penton, un docente universitario ex aderente alla Denominazione, pur segnalandosi per la ricca documentazione, e non indulgendo in negazionismi di sorta, è fortemente orientato nel senso di un severo giudizio contro l’operato dei suoi maggiori esponenti. Purtroppo questo tipo di approccio interferisce ripetutamente con la serenità del lavoro scientifico dell’autore, sovrapponendo a passi plausibili secchi giudizi di valore. All’acribia del ricercatore si sostituisce l’acrimonia del polemista, spesso con esiti non facilmente sottoscrivibili». Eppure, ciò che Vercelli presenta come un limite del lavoro di Penton, in altra prospettiva ne può rappresentare un pregio. Per esempio, secondo Franco Cardini, «la storia non è soltanto ricerca ed esibizione di documenti. È principalmente esegesi, cioè interpretazione». Infatti, è del tutto legittimo sostenere il diritto-dovere degli storici a porsi domande, anche le più scabrose, di fronte a vicende che ancora turbano le nostre coscienze. Eric J. Hobsbawm riteneva che lo studioso deve poter agire liberamente in quello “spazio” che unisce e separa al tempo stesso il giudizio storico da quello politico. Per usare ancora le parole di Lerner, «Hobsbawm ci ha proposto un discrimine prezioso fra la necessaria libertà della ricerca storiografica e la sua ideologizzazione strumentale, oggi per lo più di natura revisionistica».

Il testo

                Come ha osservato Luciano Canfora, «allo storico, per poter concludere che ci fu in un certo momento una determinata volontà di azione, non resta che prendere in considerazione il maggior numero possibile di indizi, purché coerenti». Esaminiamo se il saggio di Vercelli si muova in questa prospettiva.

                Vercelli non manca di evidenziare come il passaggio dalla Germania di Weimar a quella nazista fu caratterizzato anche dal fatto che «la materiale identificazione della nozione di pericolosità con persone e condotte concrete era affidata dal legislatore sempre più spesso alla polizia. … L’ambizione del regime era quella di assumere una natura totalitaria, potendo intervenire non solo nella gestione della sfera pubblica ma anche nella formazione delle idee e nelle scelte dei singoli individui» (op. cit., pp. 27-28). Inoltre, Vercelli contestualizza adeguatamente le iniziative del regime nazista atte a distruggere le basi dell’esistenza civile e sociale così come ben ricostruisce l’escalation del trattamento riservato ai Bibelforscher “all’inizio della tempesta bellica” e “nell’universo concentrazionario”.

                Dove, invece, il saggio di Vercelli appare lacunoso è allorquando si dedica a una periodizzazione alquanto sommaria del “rapporto” tra i vertici nazisti e i Bibelforscher  (op. cit., pp. 105,173). Procediamo, quindi, a una sintetica elencazione degli indizi significativi per consentire al lettore di farsi un’idea delle cause dell’odioso trattamento riservato anche ai Bibelforscher.

Le tappe del conflitto

                Prima dell’ascesa al potere di Hitler, la letteratura pubblicata dal Movimento geovista aveva manifestato forte contrapposizione al nazismo; per esempio, l’edizione tedesca del 15 ottobre 1929 dell’Età d’Oro (periodico ora noto come Svegliatevi!) aveva affermato: «il Nazionalsocialismo è indubbiamente ... un movimento che, intenzionalmente o no ... opera a favore del nemico dell’uomo, il Diavolo» (Vercelli, op. cit., pp. 25-26); inoltre, l’edizione del 4 gennaio 1933 dello stesso periodico aveva espresso quest’esplicita condanna del nazismo: «Incombe la minacciosa ombra del movimento nazionalsocialista. Sembra incredibile che un partito politico dalle origini così insignificanti e dalla politica così poco ortodossa possa nel giro di pochi anni assumere proporzioni tali da eclissare la struttura di un governo nazionale» (cf Svegliatevi! del 22 agosto 1995, p. 6). Come osserva Vercelli, «va da sé che dopo una presa di posizione di tal genere i rapporti con il partito di Hitler non potessero che farsi ancora più tesi» (op. cit., p. 26).

 

                Dopo l’ascesa di Hitler, nel maggio 1933, ci fu un primo capovolgimento di posizione; infatti, lo stesso periodico geovista, l’Età d’Oro, pubblicò una “Dichiarazione pubblica” nella quale, tra l’altro, si affermava: «In ogni tempo abbiamo sempre sostenuto la verità, per poter smentire le false idee esistenti sulle condizioni che esistono in Germania (note come propaganda delle atrocità)». Commentando questa citazione, Vercelli osserva: «La Greuelpropaganda, per l’appunto la “propaganda sulla base di notizie raccapriccianti”, ovvero la circolazione, con obiettivi diffamatori, di errate informazioni su violenze sistematiche e ripetute brutalità, era nel lessico nazista il termine con il quale ci si indicava come le vere vittime di un’azione di disinformazione interessata da parte dei propri nemici» (op. cit., p. 35). Orbene, contestualizzando la “Dichiarazione pubblica”, James Penton scrive: «I responsabili tedeschi della Società Torre di Guardia credevano di essersi lasciati alle spalle i problemi più seri quando il governo prussiano, il 29 aprile 1933, restituì loro le proprietà di Magdeburgo e concesse sia alla Società che agli Studenti Biblici  [come allora si identificavano i Testimoni di Geova] di continuare a lavorare. Sapevano però della repressione dei Testimoni di Geova in atto in altri Lander o governi regionali … Risposero con la pubblicazione di una “Dichiarazione Pubblica” sul numero 10 di Das Goldene Zeitalter (L’Età d’Oro in tedesco) del 15 maggio 1933, con la speranza che ciò avrebbe placato la burocrazia nazista. … Naturalmente, chi negava l’esistenza di tali atrocità (Gruelpropaganda) sapeva bene di mentire. Il paese stava rapidamente divenendo una crudele dittatura. Le squadracce naziste sciamavano per le strade, gli ebrei erano maltrattati, molestati, boicottati, e sia i comunisti che i socialdemocratici erano stati messi fuori legge e imprigionati» (Penton, op. cit., p. 381). D’altra parte, è manifesto il contrasto tra quanto sostenuto in questa “Dichiarazione pubblica” e quanto denunciato meno di un mese prima dallo stesso Movimento geovista: «l’edizione in lingua inglese dell’ “Età dell’oro”, “The Golden Age”, nel numero del 12 aprile 1933 pubblicò una breve nota, intitolata Hitler trasforma la Germania in uno stato fascista, dove si dava conto, sia pure in maniera molto stringata, del processo di brutale trasformazione in atto nel paese, attraverso la rimozione forzata dei funzionari pubblici non graditi e la soppressione della libertà di riunione» (Vercelli, op. cit., p. 30).

 

                Il 22 giugno 1933, nel corso di un’assemblea di Bibelforscher a Berlino, nel tentativo di attenuare la spirale repressiva messa in moto dall’apparato nazista nei confronti del Movimento e dei suoi seguaci, J.F. Rutherford - presidente mondiale dei Testimoni di Geova dal 1917 al 1941 - indirizzò a Hitler e ai suoi gerarchi un documento, intitolato “Dichiarazione dei fatti”. Vercelli descrive questa “Dichiarazione dei fatti” come “sgradevole nei contenuti, equivoca nella forma e inefficace nella sostanza” (op. cit., p. 169); tuttavia, appare alquanto riduttivo definire questo documento e la relativa lettera di accompagnamento semplicemente come un ingenuo tentativo di conseguire l’impossibile risultato di ottenere la tolleranza del regime nazista. Per usare le parole di Vercelli, «una storia o la si racconta per intero oppure diventa una versione di comodo, ad uso e consumo delle circostanze» (op. cit., p. 11); quindi, qualche precisazione si impone.

                Innanzitutto, contrariamente a quanto sostenuto da qualcuno, la “Dichiarazione dei fatti” non fu approvata all’unanimità dai presenti all’assemblea di Berlino del giugno 1933. Infatti, è interessante l'osservazione dell'Annuario dei Testimoni di Geova 1975, p. 111, dove – a proposito della reazione dei Testimoni di Geova dell’epoca - si dice: «Molti presenti furono delusi alla dichiarazione, poiché in molti punti non era così vigorosa, come i fratelli avevano sperato. ... Un gran numero di fratelli si rifiutò di adottarla». L’autorevole Testimone di Geova Konrad Franke, presente in quell’occasione, riguardo alla condizione ambientale in cui si tenne l’assemblea berlinese, ha osservato: «Ci chiedevamo come fosse possibile che i responsabili dell’opera non si rendessero conto di cacciarci in gravissime difficoltà, con il pericolo che in quelle difficili circostanze, tutto ciò invece di rafforzarci avrebbe potuto farci cedere non aiutandoci certamente ad assumere una ferma posizione [contro il nazismo]».

                A proposito dell’iniziativa che condusse alla stesura della “Dichiarazione dei fatti”, appare poco plausibile l’interpretazione di Vercelli, secondo il quale «la speranza, condivisa con i rappresentanti tedeschi della Denominazione, era che un’azione del suo presidente [Rutherford], unita ad un ulteriore intervento diplomatico statunitense, potessero sbloccare una situazione altrimenti intollerabile» (op. cit., p. 47; corsivo e parentesi  aggiunti). Piuttosto, la “Dichiarazione dei fatti” si dimostrò un’evidente prova d’ingratitudine da parte di Rutherford nei confronti degli Stati Uniti. Infatti, tra l’aprile e il maggio 1933, il Dipartimento di Stato statunitense si era già fattivamente adoperato a favore della Società Torre di Guardia, chiedendo al governo tedesco la restituzione ai Bibelforscher delle proprietà di Magdeburgo (cf Penton, op. cit., pp. 435 ssg.); eppure Rutherford non esitò, con espressioni sprezzanti, a condannare – proprio nella “Dichiarazione dei fatti” – quello che egli chiamava “impero anglo-americano”; il quel documento, infatti, si affermava tra l’altro: «L’impero più grande e oppressivo della terra è quello anglo-americano. Vale a dire l’impero britannico, del quale gli Stati Uniti d’America fanno parte. Sono stati gli affaristi ebrei dell’impero britannico - americano che hanno costituito l’Alta Finanza allo scopo di sfruttare e di op­primere i popoli di molte nazioni. … Si dovrebbe tener presente che, sia nell’impero britannico che in America, la gente comune ha sofferto e soffre ancora moltissimo a causa del cattivo governo e dell’Alta Finanza e di politici senza scrupoli». Quindi, nella “Dichiarazione dei fatti” del giugno 1933 Rutherford non esitò a condannare dinanzi ai nazisti ciò che egli chiamava “impero anglo-americano”.

                Quello stesso anno, 1933, Rutherford scriveva nell’opuscolo Crisi, p. 28: «Il governo americano è stato pesato sulla bilancia e trovato mancante. Esso non può durare. Presto esso cadrà assieme alla altre nazioni. Tale caduta avrà luogo nonostante ciò che la Grande Finanza, i politici, il clero, gli ‘eserciti militari’, e il Diavolo e tutte le sue schiere possano tentare per mantenere tale dominio oppressivo». Come registra Vercelli (op. cit., p. 32), «a cavallo tra l’8 e il 16 aprile [1933] ventimila proclamatori tedeschi presero parte ad una campagna di predicazione, arrivando a distribuire ben 2.271.000 opuscoli o documenti del Movimento, tra i quali il fascicoletto intitolato Krise, “Crisi”». Questo machiavellismo non passò inosservato; infatti, il console generale statunitense a Berlino, George Messersmith, scrisse ai suoi superiori a Washington: «Dopo aver esaminato le attività della Società [Torre di Guardia] e dei suoi rappresentanti, ed aver anche letto alcuni degli opuscoli che essa ha distribuito in tutta la Germania, mi sento di condividere le obiezioni che al riguardo ha sollevato il governo tedesco. Sebbene si presenti come una società religiosa, i suoi opuscoli contengono commenti di carattere non esclusivamente religioso. In considerazione dell’attuale situazione che vi è in Germania, credo che sarebbe del tutto non produttivo assistere la Società in questa linea di condotta e dubito seriamente che il nostro Governo, alla luce di tali attività, possa continuare a sostenerla. Ritengo perciò che i soli sforzi che possono essere fatti a suo sostegno debbano esserlo solo in relazione alla salvaguardia delle sue proprietà materiali». Il Console generale americano sottolineava qualcosa che i Testimoni di Geova si rifiutavano di ammettere su se stessi e sulle loro attività: essi non erano politicamente neutrali come pretendevano di essere. Piuttosto, in vari modi, erano fonte di instabilità sociale e si comportavano in un modo che molti governi, e non solo quello tedesco, non erano disposti a sopportare. Senza dubbio Messersmith aveva letto l’opuscolo Crisi, come si comprende dalla sua lettera, e deve essere rimasto profondamente colpito dalle critiche che in esso erano mosse agli Stati Uniti d’America. È sorprendente che il Dipartimento di Stato americano e i suoi rappresentanti in Germania fossero disposti ad aiutare incondizionatamente Rutherford e la Società Torre di Guardia, tenuto conto dell’antiamericanismo accentuato espresso nella letteratura geovista dell’epoca, specialmente dopo la pubblicazione della “Dichiarazione dei fatti”. Quindi, il “satanico” governo americano agì lealmente verso il Movimento, pur consapevole dell’oltraggiosa slealtà mostrata da Rutherford nei propri confronti.

 

                La “Dichiarazione dei fatti” era accompagnata da una lettera nella quale i responsabili tedeschi della Società Torre di Guardia scrivevano: «L’amministrazione di Brooklyn della Società Torre di Guardia è ed è sempre stata estremamente amichevole verso la Germania. Per questo motivo, il presidente della Società e sette membri del suo Corpo di Direttori furono condannati, negli Stati Uniti, a 80 anni di carcere. Egli si era infatti rifiutato di usare le due riviste, da lui dirette negli Stati Uniti, nella propaganda bellica contro la Germania. Queste due riviste, “La Torre di Guardia” e “Lo studente biblico” [Il Mensile degli Studenti Biblici] furono le uniche riviste americane che si rifiutarono di pubblicare propaganda bellica contro la Germania e per questo motivo, per tutta la durata della guerra, le autorità governative statunitensi le dichiararono fuori legge proibendone la diffusione». Ma i fatti storici corrispondevano veramente a quanto asserito nella lettera? No! Scritta in un tono estremamente ossequioso, questa lettera contiene alcune evidenti falsità; in particolare non esiste alcuna prova a sostegno dell’asserzione secondo la quale gli Studenti Biblici [appellativo con il quale, fino al 1931, si identificavano i Testimoni di Geova] americani erano stati particolarmente amichevoli nei confronti della Germania durante la prima guerra mondiale e non è vero che i funzionari della Società Torre di Guardia erano stati imprigionati per il rifiuto del presidente della Società, J.F. Rutherford, di pubblicare propaganda antitedesca. La realtà è che gli Studenti Biblici erano piuttosto ostili a tutte le nazioni e nel 1918 essi avevano pubblicato propaganda antitedesca. Infatti, nei numeri inglesi di giugno 1918 della rivista La Torre di Guardia, gli Studenti Biblici erano stati esortati a unirsi agli altri americani per pregare a favore della vittoria alleata sull’ “autocrazia” tedesca; infatti, su La Torre di Guardia del 1° giugno 1918 lo stesso Rutherford aveva scritto un articolo in cui si diceva tra l’altro: «In armonia con la risoluzione del Congresso del 2 aprile e con la proclamazione del Presidente degli Stati Uniti dell’11 maggio, si suggerisce che ovunque venga fatto del 30 maggio un giorno di preghiera e di supplicazione. Dio ha benignamente concesso a questa nazione di esistere e di crescere nelle condizioni più favorevoli del mondo in quanto alla tutela delle libertà civili e religiose. Questo è il paese che Dio protegge "sotto le sue ali" … Lodiamo e ringraziamo Iddio per la pro­messa e gloriosa fine della guerra, che spezzerà le catene dell'autocrazia, liberando i prigionieri (Isaia 61:1) e rendendo il mondo sicuro per tutti». In definitiva, mentre nella “Dichiarazione dei fatti” si esaltava il governo tedesco contro “l'oppressivo” governo anglo-americano, nella precedente presa di posizione del 1918 si era sostenuto l’esatto contrario, auspicando la scon­fitta dell'esercito del Kaiser e del regime autocratico degli imperi centrali europei.

 

                I nazisti, tuttavia, non accettarono la proposta di compromesso dei vertici della Società Torre di Guardia e disposero il bando dell’Associazione dei Bibelforscher e il sequestro di libri e altro materiale propagandistico. La reazione del Movimento alla condizione di illegalità in cui venne a trovarsi nella primavera e nell’estate del 1933 fu quella di tentare di far revocare il bando sulla sua attività. Sia Rutherford che Martin Harbeck, il rappresentante del Movimento in Europa, decisero inizialmente che la strada migliore da seguire fosse quella di “rabbonire” i nazisti obbedendo alla legge e cercando di ingraziarsi il governo di Hitler. Per cui Harbeck, in qualità di rappresentante di Rutherford, raccomandò ai Bibelforscher di cessare del tutto le loro attività religiose con una circolare, datata 28 agosto 1933, dove tra l’altro scriveva: «La Società Torre di Guardia di Bibbie e Trattati è messa al bando. Similmente lo sono le attività dell’Associazione Internazionale degli Studenti Biblici. In quanto autorizzato dalla Società Torre di Guardia di Bibbie e Trattati e anche nella qualità di speciale rappresentante del presidente, il giudice Rutherford, vorrei con questa lettera chiedervi di sottostare a tutti i regolamenti attualmente in vigore emanati dalle autorità governative di polizia senza alcuna eccezione. Soprattutto, desidero chiedervi di non distribuire pubblicazioni messe al bando e di non tenere alcuna adunanza né discorsi senza il preciso permesso della polizia. … Desideriamo comportarci da buoni cittadini del paese e dare una eloquente testimonianza mediante la nostra condotta morale e il nostro stile di vita a onore di Dio e alla rivendicazione del Suo Nome e della Sua Parola» (Penton, op. cit. p. 434). Questa lettera di Harbeck è abbastanza esplicita nel mostrare come prudentemente i capi della Società Torre di Guardia fossero ansiosi di fare compromesso con il nazismo; per giunta, in una petizione inviata al Presidente Paul von Hindenburg, a Hitler e al Ministro presidente della Prussia del 29 settembre 1933, lo stesso Harbeck scriveva: «I comunisti o marxisti non sono mai stati ammessi [in qualità di Studenti Biblici] a far parte dei nostri seguaci. Non ci sono Giudei fra gli Studenti Biblici».

                Improvvisamente, nell’edizione inglese del 1° novembre 1933 di La Torre di Guardia, Rutherford pubblicò un articolo intitolato “Non li temete!”, nel quale esortava i Testimoni di Geova ad accettare il martirio, se necessario, per poter continuare a predicare pubblicamente; nel dicembre del medesimo anno lo stesso articolo fu pubblicato in tedesco. A proposito di quest’articolo Penton scrive: «con delle parole che apparivano come una dichiarazione di guerra, esso proclamava: “Geova ha perfettamente chiarito a coloro che lo amano che quello attuale è il tempo della sua preparazione alla guerra e che questa guerra contro il nemico seguirà tra breve concludendosi con la completa rivendicazione del nome di Geova. … La conclusione da trarre da queste parole è che alcuni fedeli saranno uccisi. Satana e i suoi agenti, sia visibili che invisibili, possono uccidere i Testimoni di Geova, e noi sappiamo che stanno cercando di fare proprio questo” … Finché aveva sperato di ottenere la restituzione delle proprietà di Magdeburgo e la loro riattivazione, [Rutherford] era stato propenso ad un approccio morbido con i nazisti; perciò, quando Harbeck inviò la sua circolare d’agosto – invitando i Testimoni tedeschi a starsene tranquilli – egli stava semplicemente seguendo le istruzioni di Rutherford. Allorché i negoziati relativi alle proprietà presero una piega diversa da quella desiderata, allora Rutherford decise di incitare i Testimoni di Geova in Germania a sfidare i nazisti senza alcun riguardo per gli effetti di questa sfida sul loro benessere e sulle loro vite» (Penton, op. cit., pp. 119-120).

                Chiedere ai Bibelforscher di andare di casa in casa con le loro pubblicazioni, mentre erano al bando, fu un atto scriteriato da parte di “un dittatore crudele ed edonista” (parole usate dallo psicologo Carl Thornton per descrivere Rutherford – cf Penton, op. cit., p. 19). Così come fu insensata anche la decisione di indurli a distribuire dappertutto l’uno dopo l’altro opuscoli di fuoco contro il regime. Fu per questo che si verificarono gli arresti, l’imprigionamento e la morte di numerosi Testimoni che, altrimenti, avrebbero potuto evitare tale forma diretta di persecuzione. Infatti, con una lettera a Hitler, datata 9 febbraio 1934, Rutherford rimproverò il dittatore per non aver tenuto in alcun conto la “Dichiarazione dei fatti” e affermò: «Per l’ultima volta, a nome loro (dei Bibelforscher) e in qualità di presidente della Società [Torre di Guardia] ... vi invito a disporre che tutti i funzionari alle vostre dipendenze autorizzino i Testimoni di Geova (cioè l’Associazione degli Studenti Biblici e la Società Torre di Guardia di Bibbie e Trattati) a riunirsi pacificamente in Germania, per adorare Dio senza impedimenti ... Se a questa richiesta non sarà data alcuna risposta soddisfacente prima del 24 marzo 1934 e se il vostro governo non avrà adottato misure idonee a permettere il libero esercizio delle attività dei Testimoni di Geova in Germania, il popolo di Dio immediatamente denuncerà al mondo intero gli atroci maltrattamenti inflitti ai cristiani dal Terzo Reich».

                Le autorità naziste non diedero retta all’ultimatum di Rutherford e, di conseguenza, scattò la reazione geovista: «la sera del 7 ottobre [1934] in ogni congregazione i fratelli si radunarono insieme, quindi ... fu mandata al governo di Hitler a Berlino una risoluzione di protesta firmata dalla congregazione locale dei testimoni di Geova. Quella sera ... le congregazioni dei testimoni di Geova in cinquanta Paesi si radunarono ... e poi ogni gruppo inviò un cablogramma di protesta al governo di Hitler nei seguenti termini: “Il vostro maltrattamento dei testimoni di Geova offende tutte le persone buone sulla terra e disonora il nome di Dio. Smettete di perseguitare ancora i testimoni di Geova; altrimenti Dio distruggerà voi e il vostro partito nazionale”» (La Torre di Guardia del 15 marzo 1956, p. 166). Si narra che, alla notizia dell’arrivo di queste proteste scritte, Hitler andò su tutte le furie.

 

                Per giunta, «la risoluzione adottata dall’assemblea di Basilea nel settembre del 1934 richiamava un rinnovato impegno nella predicazione e quando questa fu di nuovo intrapresa le conseguenze non mancarono di farsi sentire, con l’intensificazione dell’attività repressiva a tutti i livelli» (Vercelli, op. cit., p. 89). Grazie alla più dettagliata indagine di Penton apprendiamo che «al tempo dell’assemblea della Società Torre di Guardia a Basilea, in Svizzera, tenuta dal 7 al 9 settembre 1934, i Testimoni tedeschi erano ancora divisi. Rutherford “fu costretto a riconoscere che anche i sorveglianti viaggianti [della Società] presenti non la pensavano tutti allo stesso modo riguardo all’opera di predicazione”. C’è poco da meravigliarsi: l’ampolloso presidente della Torre di Guardia aveva dapprima cercato di ingraziarsi Hitler, quindi tentò di negoziare con lui mediante il Dipartimento di Stato americano, e quando fallì, accusò i fratelli tedeschi di non averlo seguito nella sua nuova politica di sfida al nazismo e di mancanza di integrità. Senza dubbio questo deve essere apparso insopportabilmente ipocrita a molti Testimoni di Geova tedeschi che rischiavano la loro libertà e la loro vita» (Penton, op. cit., p. 248).

 

                Nel 1935 il Movimento cercò nuovamente di blandire il regime nazista; per una dettagliata sintesi della vicenda, è utile affidarsi alle puntuali osservazioni di Sergio Pollina: «Tutto ebbe inizio con un uomo chiamato Ewald Vorsteher. Nel mese di maggio del 1933 la Gestapo, la famigerata polizia tedesca fece irruzione in casa di quest’uomo, e vi trovò degli scritti che denunciavano senza mezzi termini la natura spietata ed il feroce antisemitismo del regime di Hitler. Quegli scritti rivelavano la natura profondamente immorale del regime, il più corrotto e bugiardo che fosse mai esistito, e descrivevano Hitler, Göring e Frick come delle belve assetate di sangue, dei mostri come Nerone, la cui unica mira era solo quella di mettere a morte tutti i loro oppositori. In quegli scritti si faceva anche menzione, con forti accenti di condanna delle atroci sofferenze inflitte ad alcune minoranze ad opera del regime. Non vi è dubbio che quest’uomo fosse coraggioso e che spinse la sua determinazione nel condannare quel regime disumano senza tenere in nessun conto ciò che avrebbe potuto derivargliene. Ecco perché dobbiamo chiederci: chi era Ewald Vorsteher? Era un tedesco del Wuppertal e negli anni 1921/22 faceva parte della famiglia Betel della Germania, nei cui uffici lavorò fino al 1923, anno della sua disassociazione.           Come accade anche oggi, e con sempre maggiore frequenza, il signor Vorsteher non riuscì più in tutta coscienza a piegarsi alla spietata dittatura del secondo presidente della Società [Rutherford] e per questo fu scomunicato dall’organizzazione allora conosciuta come Studenti Biblici Internazionali. Allontanatosi da loro fondò un suo gruppo che si diede il nome di "Amici della Verità". Quando i Nazisti catturarono Ewald, ritennero erroneamente che egli fosse ancora membro dell’organizzazione e che pertanto essa fosse responsabile dei suoi scritti e delle sue attività in generale. I Nazisti incorsero, quindi, in un clamoroso errore, ma ciò diede loro un ulteriore motivo per mettere al bando il movimento degli Studenti Biblici. A questi ultimi l’attività di Vorsteher creò non poco imbarazzo, ma essi, invece di condividere le sue veementi accuse contro il disumano regime di Hitler, si dissociarono apertamente da lui e ne stigmatizzarono il comportamento in maniera estremamente dura. Anzi, per convincere la famigerata polizia del regime della loro distanza dalle idee del loro ex correligionario, il 29 gennaio 1935 (due anni dopo la loro messa al bando) il rappresentante ufficiale della Società Torre di Guardia in Germania, Hans Dollinger, scrisse due lettere, una all’ufficio centrale del partito nazista, in data 28 gennaio 1935, ed un’altra, il giorno dopo, al Ministero degli Interni di Prussia, nelle quali si chiariva senza mezzi termini la netta presa di distanza dell’organizzazione dal signor Vorsteher e la loro condanna delle sue idee. Queste lettere esistono in copia dell’originale nelle pagine 153–157 del volume intitolato Die Zeugen Jehovas, pubblicato nel 1970 dalla casa editrice tedesca Urania Verlag … Se i testimoni di Geova avessero veramente voluto levare la loro voce in segno di vibrata protesta contro il regime, come essi adesso vorrebbero far credere, quale migliore opportunità avrebbero avuto se non quella di associare la loro alla voce di Vorsteher! Al contrario, invece di unirsi alla coraggiosa denuncia di questo loro ex confratello, essi si dissociarono in maniera plateale da lui e dalla sua eroica invettiva». Condannando aspramente la condotta antinazista di un ex affiliato, Ewald Vorsteher, il rappresentante dei Bibelforscher, Hans Dollinger, scriveva al Ministro degli Interni prussiano: «Né in alcun discorso, né in forma scritta, né in alcuna delle sue attività l’Associazione si è espressa negativamente nei confronti del Nazional Socialismo. E questo vale sia per l’Associazione degli Studenti Biblici della Germania che per le centinaia di migliaia di loro conservi sia qui che nei paesi stranieri in generale». Sorprende che nel suo saggio Vercelli non faccia menzione del “caso Vorsteher”, anche se egli dimostra di conoscere la fonte citata da Pollina, dove si riproducono i documenti menzionati (cf Vercelli, op. cit. p. 167, nota n°56, che rimanda al volume di M. Gebhard, Die Zeugen Jehovas: Eine Dokumentation uber die Wachtturmgesellschaft, Urania, Leipzig 1970).

                A proposito di  indizi significativi che non possono passare sotto silenzio, è necessario evidenziare che Dollinger chiudeva la citata lettera con l’espressione “Saluti tedeschi!” Orbene un evidente indicatore che contraddistingueva i Bibelforscher era il rifiuto di fare il “saluto di Hitler” altrimenti conosciuto come “saluto tedesco”; infatti, nella documentazione filmata, diffusa dai Testimoni di Geova, intitolata "I testimoni di Geova, saldi di fronte all'attacco nazista", viene mostrata una lettera di licenziamento di un Bibelforscher, la cui motivazione era il rifiuto di praticare il "saluto tedesco"! Come rileva lo stesso Vercelli, «i Bibelforscher riscontravano un elemento stridente verso i loro insegnamenti, laddove, con l’ Heil Hitler!, l’attribuire all’azione umana, in questo caso quella del duce tedesco, una valenza salvifica costituiva una grave infrazione all’integrità dell’identità cristiana. Si trattava di un atto di blasfemia e corruzione perché conferiva simbolicamente ad un uomo quel potere che era invece solo di Dio» (Vercelli, op. cit., p. 64). È evidente, quindi, la mancanza di rispetto che i vertici geovisti tedeschi avevano nei confronti dei propri seguaci: mentre i comuni Bibelforscher dovevano rischiare il lavoro (e non solo quello) rifiutandosi di effettuare il “saluto tedesco”, invece Dollinger – il loro capo – era autorizzato a metterlo per iscritto senza alcuna remora morale!

 

                Nel 1936 «tra il 4 e il 7 settembre … si tenne a Lucerna l’assemblea internazionale della Denominazione, alla quale partecipò anche Joseph Franklin Rutherford. Trecento correligionari tedeschi riuscirono a raggiungerla, attraversando il confine con molte difficoltà» (Vercelli, op. cit., p. 95); al riguardo Penton osserva: «il congresso di Lucerna adottò una rabbiosa risoluzione di tre pagine e mezzo dattiloscritte che i funzionari della Torre di Guardia spedirono a Hitler e al papa Pio XI. Essa consiste in parte in una lunga sequela di condanne: “Invitiamo tutte le persone buone a testimoniare che in Germania, Austria e in altri luoghi i Testimoni di Geova sono crudelmente perseguitati, imprigionati, malvagiamente maltrattati, e molti di loro perfino uccisi, e che tali efferatezze sono perpetrate contro di loro da un potere crudele, maligno, malvagio, istigato da un’organizzazione religiosa, la Gerarchia Cattolico-Romana, che per molti anni ha ingannato il popolo ed ha bestemmiato il santo nome di Dio. Il governo di Hitler, sostenuto e aizzato dai Gesuiti della Gerarchia Cattolico-Romana, ha inflitto e continua a infliggere in tutti i modi punizioni crudeli ai veri cristiani, così come Cristo Gesù e i suoi apostoli furono perseguitati per la giustizia”. In un paragrafo successivo, era inoltre detto: “Leviamo vigorose proteste al crudele trattamento dei Testimoni di Geova da parte della Cerchia Cattolica Romana e dei loro alleati sia in Germania che in tutte le altre parti del mondo, ma lasciamo la soluzione della questione completamente nella mani del Signore, il nostro Dio, che secondo la sua Parola ricompenserà appieno … ”. Poco tempo dopo, 200.000 copie di questa risoluzione furono fatte arrivare in Germania da Praga. Il 12 dicembre 1936, dalle ore 17,00 alle ore 19,00, circa 3.450 Testimoni, uomini e donne “mediante una campagna lampo distribuirono in tutto il paese, di porta in porta sia le copie importate della risoluzione che quelle prodotte in Germania. Questa volta, invece di recarsi nelle case delle persone, l’esplosivo trattato fu messo nelle cassette della posta, o infilato sotto la porta, o sotto gli stuoini. Naturalmente, ciò sconcertò la Gestapo che credeva di aver posto fine alle attività  dei Testimoni dopo l’ondata di arresti dei dirigenti della Torre di Guardia fatta in agosto» (Penton, op. cit., p. 268). Quindi, mentre la persecuzione nazista aumentava, i Bibelforscher continuavano a far circolare in Germania le loro pubblicazioni, alcune delle quali erano dichiaratamente antinaziste. L’Annuario del 1937 dei testimoni di Geova (p. 152) affermava che nel corso del 1936 circa 6.000 Bibelforscher avevano distribuito ai tedeschi quasi 452.840 libri e opuscoli. La stessa pubblicazione ammette anche che, in seguito alla distribuzione della “risoluzione di Lucerna”, molti Testimoni furono arrestati.

 

                Nel 1937 la contrapposizione continuò: il periodico geovista Età d’oro del 10 marzo 1937 affermava che “Hitler è posseduto dai demoni” e che il dittatore era “sulla strada della follia”; nello stesso anno, il 30 giugno, i Bibelforscher distribuirono una “Lettera aperta” in tutta la Germania, nella quale si descriveva la loro persecuzione; molti furono arrestati e internati nei campi di concentramento.

 

                Il 1939 vide la pubblicazione anche in lingua tedesca e la distribuzione clandestina dell’opuscolo “Fascismo o libertà”; a p. 107 del suo saggio Vercelli attribuisce stranamente a questa pubblicazione la dignità di “volume”, mentre si tratta di un opuscolo di pp. 62 formato tascabile. In quest’opuscolo di Rutherford si leggeva: «In Germania il popolo comune è amante della pace. Il Diavolo ha messo al potere il suo rappresentante Hitler, un individuo di mente perversa, crudele, iniqua e spietata, il quale non si dà alcun pensiero della libertà del popolo» (p. 11). Quest’opuscolo è particolarmente significativo perché ripropone con chiarezza la visione escatologica che caratterizzava il pensiero di Rutherford: «I dittatori fascisti e nazisti, coll’aiuto e la cooperazione della Gerarchia Cattolico-Romana annidata nella Città del Vaticano, stanno facendo crollare l’Europa Continentale. Essi potranno anche, per breve tempo, prendere il controllo dell’Impero Britannico e dell’America, ma allora, secondo quanto Iddio stesso ha dichiarato, Egli interverrà e, mediante Cristo Gesù, il grande Esecutore della sua volontà e Giustiziere, Egli annienterà totalmente tutte queste organizzazioni» (p. 30).

 

                È utile, perciò, chiedersi se il coraggio dei Bibelforscher non fu altro che un esempio di fanatica temerarietà indotta dagli insegnamenti di Rutherford. Non vi è dubbio che ciò che motivava realmente i Testimoni di Geova dell’epoca, anche in Germania durante gli anni del Terzo Reich di Hitler, era il loro sistema dottrinale basato principalmente sull’escatologismo rutherfordita. Essi credevano fermamente che la seconda guerra mondiale sarebbe sfociata nell’Armaghedon biblico. Pensavano, senza alcun dubbio, che sarebbero stati attaccati da Satana e dai suoi “fantocci” umani: le chiese, i sistemi economici e i capi politici di ogni orientamento. Credevano di conoscere le ragioni dell’odio di Hitler nei loro confronti e lo avevano collocato nel loro schema dottrinale, descrivendolo come il governante menzionato nel libro biblico di Daniele, chiamato “re del nord”. Essi consideravano il Movimento diretto da Rutherford come rappresentante di Geova sulla terra e credevano fermamente di dover obbedire ciecamente ai vertici di tale organizzazione. A motivo delle continue esternazioni di Rutherford a proposito delle profezie relative agli “ultimi giorni” e dell’aggressività verbale nei confronti del “mondo”, non meraviglia che la Società Torre di Guardia riuscisse a motivare i fedeli Testimoni di Geova affinché invadessero di domenica tranquille cittadine per diffondere tra i loro abitanti la “buona notizia” marcata Rutherford. I Testimoni si sentivano, in base a quanto il loro “Generalissimo” (così Rutherford veniva additato dai seguaci) faceva credere, come “l’esercito di locuste” di Geova, descritto dal profeta Gioele.

                Come abbiamo sinteticamente documentato, invece di “negoziare” la sopravvivenza dei propri seguaci tedeschi, sforzandosi di rassicurare le autorità naziste sull’inoffensività del loro neutralismo, Rutherford e i suoi più diretti collaboratori assunsero un atteggiamento altalenante, mutevole nei confronti del regime nazista. Ci chiediamo: quale sarebbe stato il corso degli eventi, se per tutta la durata della dittatura nazista i Bibelforscher avessero applicato scrupolosamente le prudenti indicazioni contenute nella circolare, datata 28 agosto 1933, scritta da Harbeck a nome di Rutherford? Quest’interrogativo è più che pertinente, se si pensa al fatto che altri gruppi religiosi e spirituali scelsero di svolgere le loro attività perlopiù a livello domestico, in grande segretezza, quasi solo tra conoscenti, “nella riservatezza dei loro appartamenti, in convivi di persone note, [cercando] di ravvivare la testimonianza del loro rifiuto nei confronti di un sistema di potere totalitario così pervasivo da invadere anche la sfera privata delle famiglie e degli individui” (Vercelli, op. cit., p. 106). Invece, dopo il rifiuto dei nazisti di accettare le blandizie della Società Torre di Guardia nel 1933,  Rutherford abbandonò la politica di prudenza e cautela, promossa con la circolare di Harbeck, e avviò una propaganda di guerra contro il regime nazista.

                È, quindi, evidente che se i Bibelforscher si fossero comportati  con maggiore cautela, come peraltro inizialmente raccomandato da Harbeck, molti di loro avrebbero potuto mantenere l’integrità ed evitare tante inutili sofferenze. A differenza degli ebrei e degli zingari, i nazisti non ce l’avevano con loro per motivi razziali; essi, con poche eccezioni, erano “ariani”, il cui unico “difetto” era la loro aperta e scriteriata opposizione al Terzo Reich e ai suoi atteggiamenti totalitari.

Le ragioni di un conflitto

                Vercelli individua “il vero nocciolo della contrapposizione” tra nazisti e Bibelforscher in “un conflitto tra opposti sistemi simbolici” (op. cit., p. 128); comunque, il ricercatore non manca di menzionare alcuni studiosi che hanno inquadrato lo scontro tra nazismo e geovismo in una prospettiva particolarmente significativa: «John Conway ha ipotizzato che per i nazisti la vera minaccia … derivasse … dalla percezione che il Movimento costituisse, nei suoi lineamenti essenziali (un radicamento proletario e piccolo-borghese, il messaggio messianico, il “fanatismo” e la disponibilità al sacrificio di sé, il ricorso alle comunicazioni ridondanti come strumento di persuasione), una sorta di concorrente, sia pure di piccole dimensioni, dell’organizzazione nazista. Lo stesso Kater ha poi ripreso questa suggestiva interpretazione, parlando di “strutture e ideologie similari”, entrambe dominate da un tratto “totalitario”, dove lo “Stato del Fuhrer”, così come il Fuhrerprinzip, ossia il presupposto dell’autorità assoluta e indiscutibile del capo, del pari al “ruolo teocratico” postulato da Rutherford, sarebbero stati elementi così coincidenti da risultare collidenti. … Dall’impostazione prefigurata da alcuni autori sono quindi derivate riflessioni che cercavano di corroborare le analogie, quanto meno sociologiche: una disposizione organizzativa autoritaria, un orientamento culturale chiuso in sé, la vocazione all’esclusione verso i non appartenenti, una visione del mondo rigidamente dicotomica, un elevato coinvolgimento dei membri nelle attività organizzative, il controllo di aspetti rilevanti della loro esistenza, un flusso continuo di comunicazioni attraverso il controllo dei mezzi di informazione interni e così via. In altri termini, lo scontro tra nazionalsocialisti e testimoni di Geova sarebbe stato così intenso poiché a suo presupposto aveva il conflitto tra due fondamentalismi ideologici, in più tratti distinti ma speculari nelle modalità» (op. cit., pp. 174-175). In questo filone d’indagine si colloca pure la storica Christine Elizabeth King, la quale in un suo libro così spiega i motivi del conflitto fra geovismo e nazismo: «Come si è visto, lo Stato nazista perseguitò i Testimoni non perché rappresentassero un effettivo pericolo, dopo il 1939, in quanto gruppo contrario alla guerra, ma fin dal 1933 per il fatto che la setta era portatrice di una rivale concezione totalitaria del mondo. … I veri motivi dello scontro tra questa setta e lo Stato nazista vanno ricercati, quindi, .... nel conflitto fra due sistemi totalitari. Tutti e due i sistemi, ironicamente, promettevano un Reich di mille anni ... In questa sfida vennero a fronteggiarsi due sistemi non democratici, antiliberali e non disposti al compromesso. … È significativo che la più autoritaria e totalitaria delle sette fu quella che si trovò a fronteggiare il più grave conflitto con lo Stato» (C. E. King, The Nazi State and the new Religions -  Five Case Studies in Non-Conformity, New York - Ontario 1982, pp. 161,164,175). La King, pertanto, non presenta il conflitto tra i due sistemi come un problema di fedeltà al Vangelo, che caratte­rizzò moltissimi cattolici e protestanti di varie confessioni, ma come un problema di scontro tra due opposti fanatismi.

                Si trattava di un conflitto fra due sistemi che l'esasperato totali­tarismo, che li caratterizzava, rendeva alquanto simili fra loro e che non potevano certamente coesistere in Germania; entrambi condividevano una veduta totalitaria del mondo ed erano fortemente autoritari. Infatti, dalla letteratura geovista dell’epoca si apprende che Rutherford era l’indiscusso leader del movimento, esplicitamente riconosciuto come tale dai suoi seguaci. E proprio da “generalissimo” Rutherford adoperava i Testimoni di Geova come un piccolo esercito personale per affermare le proprie volubili tesi apocalittiche: la protervia con cui Rutherford perseguiva i suoi fini, senza tener conto degli effetti sugli altri, risulta evidente proprio dal suo mutevole atteggiamento nei confronti del regime nazista. Come non leggere nella “Dichiarazione dei fatti” una chiara evidenza dell’atteggiamento irrispettoso di Rutherford nei confronti dei propri seguaci? Come non valutare la mutevolezza dei contenuti delle sue “esternazioni” nella logica di un capo che non risponde delle sue scelte alla collettività se non attraverso la propaganda?

                Gli associati non avevano diritto di critica sulle condotte del “Generalissimo”; il loro consenso veniva preteso attraverso l’ideologia “teocratica”, che sollecitava un clima di costante aspettativa escatologica e di perenne mobilitazione per Geova. «La comunità geovista rifletteva gli atteggiamenti di Rutherford per il fatto che questi era considerato come il capo dell’Organizzazione teocratica di Geova in terra. In questa ottica la rivista Consolation affermava: “Attualmente la Teocrazia è amministrata dalla Società Torre di Guardia di Bibbie e Trattati, della quale il giudice Rutherford è presidente e direttore generale”. Pertanto, siccome a tutti gli effetti egli era “il canale di Geova”, la sua autorità dottrinale per i Testimoni di Geova era più assoluta di quella del Papa per i cattolici romani. Pertanto, è necessario leggere le diverse affermazioni contenute nelle pubblicazioni geoviste alla luce di quello che lui insegnava. Il suo odio per la politica, il commercio e la religione, e il suo antisemitismo furono accolti con passione dai suoi seguaci» (Penton, op. cit., p. 143).

 

Riflessioni conclusive

                Vercelli sostiene che «I testimoni di Geova non colsero la natura, e quindi la gravità, della situazione che si andava determinando poiché non capivano quale fosse la natura del cambio di regime che si stava verificando» (op. cit., p. 169). Questa tesi sembra ricalcare quella sostenuta nella letteratura geovista, secondo la quale i responsabili del Movimento si sarebbero sbagliati nel valutare la natura del nazismo agli inizi del 1933, come Svegliatevi! dell’8 luglio 1998 vorrebbe far credere affermando che “dapprincipio il governo di Hitler aveva nascosto la sua natura violenta ed estremista” (p. 11).

                Nell’affrontare la questione se J.F. Rutherford e i suoi collaboratori potessero essere effettivamente all’oscuro della vera natura del nazismo, lo storico Penton ha effettuato un’attenta analisi di quel periodo storico, al termine della quale ha puntualizzato: «È perciò impossibile credere che i Testimoni di Geova tedeschi non avessero capito la vera natura del Nazismo. Nessun tedesco adulto normale avrebbe potuto fare a meno di rendersene conto; non vi fu nessuno nel Reich che non fosse toccato dai cambiamenti drammatici e spesso violenti che avevano luogo. E che dire dell’America? Sapeva la gente ciò che stava accadendo in Germania con Hitler? Senza alcun dubbio, la risposta è “si”. La stampa di tutto il mondo occidentale fu sconvolta quando, il 30 gennaio 1933, Hitler divenne Cancelliere ed essa continuò a denunciare ciò che accadeva nel Reich giorno dopo giorno. ... Ma ciò che per noi è più importante è comunque il fatto che le pubblicazioni della Torre di Guardia stesse rivelavano chiaramente che i Testimoni di tutto il mondo erano assolutamente consapevoli della natura del nazismo e che esso non era semplicemente uno dei tanti governi legittimi. … Inoltre, se si esaminano le pagine dell’Età d’Oro, ci si può rendere conto che i Testimoni di Geova americani erano ben consapevoli della natura del movimento nazista» (op. cit., pp. 231 e ssg).

 

                Il saggio di Vercelli non offre un significativo contributo alla discussione sul tema non secondario connesso con le sofferenze dei Bibelforscher nei lager nazisti, cioè l’uso “politico” abusivo della storia da parte dei vertici del Movimento geovista. Infatti, «non può esservi dubbio che nonostante la comprensibile debolezza di alcuni di loro, i Testimoni tedeschi rimasero saldi contro i nazisti negli anni dal 1933 al 1945. Che abbiano sofferto terribilmente e con grande coraggio è fuori questione. Comunque, se da una parte la Società Torre di Guardia enfatizza continuamente la loro fedeltà e il loro martirio, dall’altra né essa né i suoi apologeti hanno mai fornito un quadro completo del perché furono perseguitati o del perché la loro condotta portò a quel risultato. Sebbene parlino molto del fatto d’essere stati vittime, preferiscono a tutto loro vantaggio ignorare numerosi altri fatti. Sfugge loro il fatto che è su essi stessi che grava in parte la responsabilità delle loro vicissitudini. … J. F. Rutherford li rese odiosi alla grande maggioranza dei tedeschi con i suoi articoli e le velenose invettive pubblicate su Das Goldene Zeitalter molto tempo prima dell’ascesa al potere di Hitler» (Penton, op. cit., p. 355).

                Il revisionismo attuato dai vertici del Movimento ha l’obiettivo di creare negli odierni Testimoni di Geova la convinzione di una loro identità diretta dall’Alto; come ha efficacemente osservato Giuseppe Ferrari, recensendo il citato volume di James Penton, «l’informazione geovista sull’Olocausto si presenta, in realtà, come un’operazione di indottrinamento e di propaganda, il cui vero intendimento non è la comprensione del passato, ma la manipolazione del presente. Il dichiarato interesse dei vertici geovisti per la memoria dell’Olocausto appare come qualcosa di studiato a tavolino. Evocare l’Olocausto è uno stratagemma per delegittimare ogni genere di critica nei confronti dei Testimoni di Geova. La “memoria dell’Olocausto dei Bibelforscher” sembra essere stata forgiata da preoccupazioni odierne: appare una costruzione ideologica elaborata sulla base di precisi interessi. La rivendicazione dell’unicità dell’Olocausto è anche una rivendicazione dell’unicità dei Testimoni di Geova; così essi sono “ontologicamente” eccezionali. Sempre puniti, sempre innocenti. Il dogma dell’odio universale degli increduli rende conto dell’ostilità contro i Testimoni di Geova; quest’odio sta dietro ogni attacco o ogni manovra contro il Movimento: il mondo vuole cancellarlo, ha sempre voluto farlo! Quindi, se il mondo vuole vedere morti i Testimoni di Geova, c’è davvero da stupirsi che essi esistano ancora e siano in crescita! Tale dogma dell’odio eterno equivale a un’educazione alla paranoia: la loro sofferenza fu unica perché loro stessi sono unici!». Questo revisionismo ideologico merita di essere indagato, come fanno da tempo ricercatori del valore di M. James Penton, Jerry Bergman e Sergio Pollina, al fine di evitare che la Storia si trasformi in prolungamento di convinzioni ideologiche, nocivo per la custodia dell’autentica memoria dei fatti e delle vicende umane, anche le più dolorose. Solo attraverso un esplicito, scientifico contrasto di questo revisionismo si potrà ottenere lo scardinamento dell’ “infallibilità” della gerarchia geovista, l’incrinatura dell’inconfutabilità della sua dottrina e il salutare ingresso nelle menti degli associati del benefico dubbio, foriero di un’autentica libertà delle coscienze.

                In conclusione, il saggio di Vercelli non si colloca nella prospettiva di quegli studi storici attraverso i quali i ricercatori si pongono il problema di indagare oltre la sacralità della memoria.

Achille Aveta

 


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