Pellegrinaggio in TerraSanta: 23 Luglio 2008

Pellegrinaggio:

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21 Gerusalemme
22 S.Sepolcro
23 Emmaus

23 Luglio:

Yad Vashem
Emmaus
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Mercoledì, 23 luglio: siamo stati fortunati. Avremmo dovuto partire alle otto e mezza della mattina e invece il volo è stato posticipato nel pomeriggio. L'aeroporto infatti è stato chiuso per due ore per permettere l'arrivo di Barack Obama, il candidato alla presidenza americana. Così abbiamo del tempo extra. Un altro regalo! Carichiamo le valigie sul pullman e partiamo.
L'opera d'arte che don Maurizio ci illustra è "La Madonna dei pellegrini" del Caravaggio, un quadro che ha causato non poco scandalo perché fino ad allora (siamo nel 1604) Maria era sempre stata raffigurata in modo solenne, su un trono.
Qui invece assomiglia ad una donna qualsiasi, è sull'uscio a salutare i pellegrini sporchi e Gesù con il piede sinistro sembra quasi toccarli, a dire la sua vicinanza a chi è misero, all'ultimo. Arriviamo alla nostra meta, il Museo dell'Olocausto, Yad Vashem. Inaugurato nel 1953 è il centro mondiale per la commemorazione dell'Olocausto, tappa obbligata di ogni importante personaggio che visita Gerusalemme (infatti anche Obama si trova qui proprio quando ci siamo noi). Documenta la storia degli ebrei durante l'Olocausto conservando il ricordo e la storia di ognuna delle sei milioni di vittime attraverso archivi, librerie, scuole e musei. Si tratta di un complesso di edifici e monumenti dislocati attraverso un percorso in un enorme e curatissimo parco, detto "il giardino dei giusti" in cui ogni albero piantato (e sono moltissimi) ricorda un giusto che ha aiutato gli ebrei. Visitiamo subito il "palo dell'eroismo" che ricorda la rivolta di un gruppo di ebrei che hanno preferito andare incontro alla morte piuttosto che subire: meglio morire con la testa alzata (e infatti per ammirare questo alto palo occorre non a caso alzare la testa), questo è stato il loro pensiero. Intensa è la visita alla "sala dei bambini" che si percorre al buio, il buio del cielo illuminato da tantissime stelle, una per ognuno del milione e mezzo di bambini uccisi, mentre una voce lentamente ne scandisce il nome, la nazionalità e l'età. Suggestiva è anche un'altra enorme sala con il pavimento a mosaico, sei milioni di tesserine, una per ogni ebreo ucciso, sul quale è scritto il nome di tutti i campi di concentramento. In fondo alla sala è sempre accesa una fiaccola a commemorare e onorare ognuna di queste vittime.
L'ultima tappa di questa giornata e di questo pellegrinaggio è Emmaus. La localizzazione di questo posto non è precisa, ci sono diversi luoghi, noi ne visitiamo uno, dove celebriamo la Santa Messa. L'ultima del nostro pellegrinaggio. Per questo siamo invitati all'inizio a condividere la nostra esperienza, riportando impressioni e commenti su ciò che abbiamo visto e sperimentato. La prima voce è quella della gratitudine e del ringraziamento per aver potuto visitare questa terra così speciale.
Insieme a questo comune sentimento viene espressa però anche la tristezza per tutte le divisioni che si sono viste, tra cristiani prima di tutto, ma anche con le altre religioni. Forse i più estranei ci sono apparsi gli ebrei ortodossi, con le loro ferree regole e il loro bisogno di "non contaminarsi" con gli altri. Ora che ci siamo resi conto e abbiamo toccato con mano questi problemi siamo chiamati ancora di più a pregare e a invocare la pace tra i cristiani e con le altre religioni.
Don Gianattilio durante l'omelia ci ricorda che il Risorto è presente nell'assenza e che è ora visibile nei segni. Ci chiama a tornare alla nostra vita e ad annunciarLo, proprio come i due di Emmaus sono tornati indietro, non più delusi e tristi, ma carichi di gioia e di fede e pronti a trasmetterla anche agli altri.
Alla fine della Messa don Maurizio prende la parola per ringraziare tutte le persone del nostro gruppo che hanno contribuito alla buona riuscita di questo viaggio, in particolare: Lodovico il chierichetto e Giovanni il postino, Raffaello che ha portato la chitarra e ha così gioiosamente animato le nostre celebrazioni insieme a Luca e Antonella che hanno cantato, Davide che ha portato sulle sue forti spalle il pesante zaino con microfono e apparecchiatura, Gianbattista che ha preparato e spiegato i segni liturgici delle diverse celebrazioni, Nicola, il fotografo del viaggio, che ha fatto quasi mille foto, Marica che ha puntualmente scritto e registrato ogni spiegazione e ogni intervento, Teresa e Irene che hanno scritto questo reportage e naturalmente don Gianattilio, che ha arricchito le nostre visite con la passione, la chiarezza e la preparazione che sempre emergono dalle sue esegesi bibliche. Un grazie speciale va anche a Francesco, titolare dell'agenzia, che ha saputo prendersi cura dei nostri desideri e bisogni anche individualmente.
Noi a nostra volta ringraziamo don Maurizio, per averci offerto l'opportunità di questo pellegrinaggio e per averci introdotto nel mondo dell'arte sacra, e Suor Graziella, che con la sua simpatia e il suo sorriso ha allietato i nostri giorni qui in Terrasanta. Permetteteci di fare un ringraziamento particolare anche ad ognuno di voi, che avete partecipato a questo viaggio, perché se è stato così bello è stato anche grazie al gruppo e ad ogni partecipante. Grazie!
Partiamo così per l'aeroporto di Tel Aviv, dove, dopo le solite formalità, ci imbarchiamo per il volo di ritorno. Ma sentiamo già nei nostri cuori che questo non è un addio, ma un arrivederci, perché una volta che si è venuti qui, questa terra e il suo ricordo ti entrano dentro e non ti lasciano più!
Alla prossima partenza allora! Nel frattempo potremo tornare al nostro lavoro con conoscenza e slancio rinnovati e quando parleremo di Gesù e dei luoghi in cui è vissuto ai nostri bambini e ragazzi lo faremo in un modo nuovo, più consapevole, più autentico…così che anche loro ne siano trasformati.
Questo almeno è il nostro augurio, a noi e a voi!


Teresa e Irene