Pellegrinaggio in TerraSanta: 21 Luglio 2008

Pellegrinaggio:

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21 Luglio:

Spanata del Tempio
Muro del pianto
Monte Sion
Cenacolo
Dormizione
Monte degli ulivi

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Lunedì, 21 luglio: oggi e domani sono interamente dedicati alla visita a Gerusalemme. Iniziamo raggiungendo, dopo aver passato il check point, la Spianata del Tempio. Sarebbe opportuno qui ricordare la travagliata storia del Tempio di Gerusalemme e lo faremo anche se molto velocemente. Partiamo da Salomone (X sec. a.C) che progettò questo edificio sacro, con un cortile per gli olocausti e un bacino di bronzo per le purificazioni rituali.
L'edificio sacro vero e proprio consisteva in una sala rettangolare detta "Il Santo", riservata solo a chi era consacrato, in cui, separato da cortine di veli si ergeva il "Santissimo", il tabernacolo cubico rivestito d'oro dove era posta l'arca dell'alleanza. Qui il Sommo Sacerdote entrava una sola volta l'anno nella festa dell'Espiazione (Kippur) e pronunciava l'impronunciabile nome divino JHWH. Il primo brutto colpo per il Tempio si ebbe nel 586 a.C. quando l'esercito dell'imperatore babilonese Nabucodonosor vi entrava saccheggiandolo e demolendolo e deportando tutta la popolazione. Grazie però all'editto del re persiano Ciro nel 538 a.C. fu permesso ad Israele di tornare dall'esilio e di ricostruire quello che fu definito il "Secondo Tempio".
Nel 19 a.C. Erode il Grande, sovrano straniero di Israele, iniziò la costruzione di un nuovo ed immenso tempio elevando mastodontiche muraglie di cui resta oggi il celebre Muro del Pianto, sul lato occidentale della Spianata, sul quale si ergeva il tempio vero e proprio. I cortili erano tre, rigidamente divisi, uno per i pagani, uno per le donne e il principale per gli ebrei maschi.
L'ultimo contraccolpo si ebbe nel 70 d.C. quando Vespasiano prima e Tito poi assediavano, incendiavano e demolivano questa superba costruzione che solo sei anni prima era stata completamente terminata e aveva visto tra i suoi frequentatori lo stesso Gesù di Nazareth, che però attribuiva al tempio e al culto un valore relativo (Gv 2, 13-22).
Al centro del lato meridionale della Spianata si trova la Moschea el-Aqsa, che significa "la remota" perché un tempo era la moschea più lontana dalla Mecca. Può accogliere circa 5000 fedeli ed è il primo centro cultuale islamico di Gerusalemme. È la terza moschea più importante per i musulmani, dopo quelle di La Mecca e di Medina. L'area occupata da questa moschea sarebbe secondo gli studiosi la corretta localizzazione della cittadella di Davide Il tempio salomonico era probabilmente collocato tra le due attuali moschee in direzione di el-Aqsa.
L'altra moschea è la Moschea di Omar, caratteristica per la sua cupola d'oro. È uno dei più bei monumenti del mondo arabo e nel suo centro si stende un grosso masso roccioso che vide secondo la tradizione musulmana l'ascensione al cielo di Maometto. Ma questa roccia è stata identificata anche con la vetta del monte Moria, il monte del sacrificio di Isacco e ancora sempre secondo la tradizione su questa roccia si sarebbe eretto l'altare degli olocausti del Tempio di Salomone.
La pianta dell'edificio è ottagonale e le pareti esterne sono ricoperte di maioliche blu, bianche e verdi. La moschea attualmente non è edificio di culto, mentre lo è l'altra. Nessuna delle due è visitabile.
Passando per la Porta dei Magrebini arriviamo ad un grande piazzale che ha di fronte il celebre Muro del Pianto, i cui massi sono erodiani. Si tratta di una grande sinagoga all'aperto frequentata in ogni momento del giorno e della notte, rigorosamente divisa in due settori, maschile e femminile, in cui gli ebrei pregano e piangono piangono la loro colpa per non aver saputo difendere il Tempio dai romani. Piangono perché non hanno più il loro luogo di culto, dove Dio abitava in mezzo a loro, e piangono proprio qui, perché questo è il punto più vicino a dove si trovava il Tempio.
Andiamo anche noi a vedere, toccare e perché no, a pregare al Muro forse la preghiera che ci sorge più naturale è quella della pace per questa città e per questo popolo a cui comunque non possiamo non sentirci uniti e non possiamo non desiderare per loro tutto il bene possibile. Sul piazzale assistiamo ai festeggiamenti del Bar-mitzvah e osserviamo questi ragazzini di 13 anni un po' frastornati da tutta questa gente che fa festa intorno a loro. C'è anche un gruppo di soldati e soldatesse israeliani e con un po' di intraprendenza chiediamo una foto insieme a loro.
Con nostra sorpresa ci viene concessa molto volentieri, sembrano spensierati e allegri, in fondo sono così giovani! Ci sono anche degli altri personaggi che attirano la nostra attenzione, gli ebrei ortodossi, vestiti di nero, con cappello e boccoli laterali, che camminano veloci e filano dritto, senza guardare nessuno, per evitare contaminazioni.
Risaliamo sul pullman e andiamo sul Monte Sion dove visitiamo la Basilica della Dormizione di Maria, eretta nel 1910 e custodita da benedettini tedeschi. Secondo un testo apocrifo del II sec., il "Transito di Maria", è qui che è avvenuta la morte della Vergine, sul Sion cristiano, a pochi passi dal Cenacolo. Sotto la spaziosa basilica visitiamo una cripta dove una statua raffigura Maria adagiata sul letto di morte.
Ci incamminiamo poi verso il luogo identificato con il Cenacolo, dove Gesù consumò l'Ultima Cena insieme ai suoi discepoli.
Nella sala le volte del soffitto e le colonne ad ogiva riflettono lo stile crociato. Essendo di proprietà dello stato ebraico, il Cenacolo non può oggi essere sede di liturgie cristiane. Noi comunque ricordiamo qui quei gesti, il pane spezzato e il vino versato, che anticipano e attualizzano il dono del Suo corpo e del Suo sangue per noi. Don Gianattilio ci ricorda che il corpo mistico di Cristo diventa il Suo corpo reale e chi ne mangia prende parte anche alla logica della Sua vita e si impegna a fare della propria esistenza una pro-esistenza, una vita vissuta tutta al servizio degli altri e di Dio.
Nella sala è presente l'Ulivo della pace, opera di un'artista di Cogollo, in provincia di Verona, località da cui vengono Davide e Cristina, due dei nostri compagni di viaggio.
Questa sala è speciale per noi e sede di molti ricordi, essendo il luogo dell'istituzione dell'Eucaristia, del dono dello Spirito Santo a Pentecoste, dell'apparizione del Cristo ai discepoli e a Tommaso, dell'elezione di Mattia al posto di Giuda.
In questo edificio si trova anche una tomba di Davide, la cui autenticità è messa in discussione dagli stessi ebrei, ma che è comunque molto venerata.
È l'ora del pranzo che consumiamo in un ristorante tipico vicino al nostro hotel, il New dolphin. Qui festeggiamo anche il compleanno di Antonella, con una bibbia ebraica e diverse torte come regalo. Alla fine del pasto circondiamo incuriositi la nostra guida locale, Haitham, mentre sta fumando il narghilè che alcuni di noi hanno l'ardire di provare (non facciamo nomi, bastano le foto!). Nel pomeriggio torniamo di nuovo nella parte antica di Gerusalemme e sulla vetta del Monte degli Ulivi visitiamo il tempietto dell'Ascensione, all'interno del quale una pietra mostrerebbe, secondo la tradizione popolare, l'impronta del piede di Cristo. La memoria dell'Ascensione sulla vetta del monte degli Ulivi è da attribuire ad una cristiana di nome Pomeria nel 378. Il tempietto è di proprietà musulmana ma è permesso alle varie confessioni cristiane di celebrarvi la solennità dell'Ascensione. Scendendo per una ripidissima strada arriviamo poi in una grotta a cui è collegata la memoria dell'insegnamento del Padre Nostro ai discepoli da parte di Gesù. L'identificazione del luogo è aleatoria, essendo il testo del Padre Nostro matteano ambientato nel Discorso della Montagna quindi in Galilea e quello lucano durante il viaggio di Gesù a Gerusalemme, ma è comunque assai probabile che in queste grotte Gesù passava del tempo a pregare e ad insegnare ai suoi discepoli.
La nostra guida recita la preghiera di Gesù in aramaico, la lingua in cui l'ha insegnata Lui. Vicino alla grotta vi è un chiostro con diverse lapidi in maiolica dove è scritto il Padre Nostro in molte lingue antiche e moderne. Accanto si trova un monastero carmelitano. Questi posti risalgono alla seconda metà del secolo scorso e sorgono sul luogo dove Elena, la madre di Costantino, aveva eretto la basilica dell'Eleona (in greco "degli ulivi") proprio sulla grotta che ancor oggi si visita. Scendendo ancora visitiamo il cimitero ebraico. La guida ci spiega che non è un luogo di culto come per i cristiani, perché i morti sono considerati impuri dagli ebrei. Per questo ci appare spoglio e poco curato. Lì accanto si trova la Dominus Flevit, in latino "Il Signore ha pianto", la chiesa a forma di lacrima che ricorda il pianto di Gesù su Gerusalemme (Lc 19,41-44). Proseguendo giù per la valle del Cedron, nei pressi del Getsemani, arriviamo alla Basilica dell'Assunzione (Tomba della Vergine). Una scalinata immersa nell'oscurità ci conduce ad una chiesa sotterranea e qui visitiamo un tempietto che secondo la tradizione raccoglie la tomba della Vergine. Rendiamo omaggio a questo altare che copre la roccia sulla quale era stata deposta Maria, assunta in cielo con il suo corpo, come dice la nostra fede.
Arriviamo poi ai piedi del monte degli Ulivi dove si stende un orto con ulivi secolari, il cui nome "Getsemani" significa "frantoio per olive". Entriamo in una grotta dove si trovava il frantoio vero e proprio e in cui Gesù ha lasciato Pietro, Giacomo e Giovanni chiedendo loro di pregare. Lui si è poi diretto un po' più su dove ha pregato e sudato sangue, affidandosi al Padre. In questo posto i Francescani, che ne hanno la proprietà dal 1666, hanno eretto la Basilica dell'Agonia, le cui vetrate sono tutte violacee per evocare la notte dell'agonia di Gesù. Al centro della chiesa si trova la roccia dove il Cristo pregò e sudò sangue. Il mosaico dell'abside centrale raffigura appunto questa scena. Qui, intorno alla roccia, celebriamo la Santa Messa e partecipiamo anche noi, nel nostro piccolo, all'insostenibile tristezza e sofferenza di Gesù in quei terribili momenti, chiedendo a Lui la forza di affrontare le piccole, grandi tribolazioni della nostra vita e la fede per affidare tutto al Padre e chiedere che sia fatta la Sua volontà.
Riceveremo alla fine un rametto di questi ulivi i cui antenati hanno assistito alla preghiera di Gesù, accompagnato da un santino in ricordo del Getsemani.
Torniamo in hotel per la cena, ma la giornata non è ancora finita. Ci aspetta infatti una suggestiva uscita serale in pullman per vedere Jerusalem by night! Passiamo davanti al Museo israeliano, al Parlamento, ci fermiamo per scattare delle foto (vedere la foto delle donne e quella degli uomini!) e concludiamo con un breve giro per i negozi ancora aperti.
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