Pellegrinaggio in TerraSanta: 19 Luglio 2008

Pellegrinaggio:

16 Partenza
17 Nazareth
18 Tiberiade
19 Mar Morto
20 Betlemme
21 Gerusalemme
22 S.Sepolcro
23 Emmaus

19 Luglio:

Masada
Gerico
Qumran
Mar morto
Gerusalemme sera

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Sabato, 19 luglio: carichiamo le valige sul pullman per dirigerci a Masada dove arriviamo dopo tre ore. Lungo il tragitto ascoltiamo il commento di don Maurizio dell'opera "Vocazione di S. Matteo" del Caravaggio. Nel gioco di luci ed ombre la luce rappresenta la grazia di Dio a cui ognuno è libero di rispondere. Nel dipinto si osservano alcuni contare i soldi, mentre Matteo appare sorpreso della chiamata del Cristo. È invitato a cambiare vita, quasi una nuova creazione a cui fa riferimento la mano tesa di Gesù che richiama la prima Creazione nella Cappella Sistina. Attraversiamo il deserto di Giuda e un cartello indica il punto in cui è stato battezzato Gesù. Arriviamo a Masada, che in ebraico significa "fortezza" e che si trova a 440 metri sul Mar Morto e a 50 sopra il livello dei mari. Con la funivia raggiungiamo questa roccaforte, simbolo della libertà e monumento nazionale dell'Israele moderno. Qui i militari fanno il giuramento dicendo: "Non cadrà mai più Masada!". Fu Erode tra il 36 e il 30 a.C. a trasformare questo sperone roccioso in una residenza fortificata. Ma è con la prima rivolta anti-romana, quella del 70 d.C. che la fortezza entra nella storia ebraica. Qui infatti si ritirarono 960 zeloti, partigiani ebrei anti-romani, guidati da Eleazaro ben Jair, con l'intenzione di resistere al nemico. I romani per tre anni cercano di occupare la fortezza, ma invano. Decidono allora di costruire sul lato occidentale una collina artificiale per poter penetrare nella roccaforte. Quando gli zeloti vedono imminente l'avanzata dei romani, Eleazaro li invita al suicidio collettivo per impedire di cader schiavi del nemico. Furono estratti a sorte dieci uomini col compito di uccidere tutti gli altri finché anche l'ultimo superstite si tolse la vita con la spada. Gli scavi hanno messo in luce tutti i reperti della fortezza riuscendo perfino a trovare i dieci cocci coi nomi di coloro che dovevano uccidere i loro fratelli, mogli e figli. Quando i romani arrivarono e videro la distesa di cadaveri provarono ammirazione per il disprezzo della morte con cui questi ebrei avevano messo in atto i loro nobili propositi.
La visita alla fortezza inizia con i palazzi centrali, passa per i magazzini erodiani per giungere al bagno romano. Da un picco a strapiombo si contempla la villa privata di Erode a tre piani su rocce sospese nel vuoto. Camminiamo e restiamo a lungo in questo incredibile posto dove il sole picchia forte, così forte che io, Teresa, prendo un colpo di sole, mi gira la testa, ma vengo prontamente soccorsa da un gruppo di persone che si prendono cura di me e alle quali devo la mia più profonda gratitudine!
Finita la visita a Masada, risaliamo sul pullman e ci dirigiamo a Qumran, luogo noto per il ritrovamento in una grotta nel 1947 di alcune pergamene contenute in giare. Tra i manoscritti ricordiamo il rotolo di Isaia. Quasi tutto il libro di Isaia è stato trascritto in modo nitidissimo in una copia del I sec. a.C. Ritrovamento eccezionale se si pensa che fino alle scoperte di Qumran si ricostruiva il testo biblico su copie del IX-X sec. d.C.! Furono i monaci della comunità, gli Esseni, a ricopiare in modo fedele i testi biblici e a metterli in salvo nelle grotte durante l'avanzata dell'esercito romano che puntava verso Masada. Questi monaci, disgustati dal sacerdozio ufficiale asmoneo e di Gerusalemme, si ritirarono nel deserto per dedicarsi ad una vita fatta di lavoro, preghiera e studio della Bibbia. Sono stati ritrovati anche alcuni documenti interni alla comunità come la "Regola" e il "Libro della guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre".
Ci dirigiamo poi a Gerico, località nota perché vi passò Gesù guarendo il cieco Bartimeo (Mc 10, 46-52) e convertendo Zaccheo (Lc 19, 1-6). L'episodio è ricordato davanti ad uno dei pochissimi sicomori rimasti a Gerico, albero su cui Zaccheo era salito per poter vedere il Signore. Sopra la città vi è il monte detto della Quarantena o delle Tentazioni perché si immagina che esso sia il monte altissimo sul quale Cristo fu condotto dal diavolo per vedere lo splendore dei regni della terra simboleggiati nella fertilissima Gerico. Dopo il pranzo ci viene offerto un passaggio a bordo di un cammello! Don Maurizio e Suor Graziella accettano l'invito (vedi foto)! Dopo questo divertente intermezzo, ci rechiamo dalle Suore Francescane Missionarie dove celebriamo la Santa Messa.
Ultima tappa della giornata, il Mar Morto per un bagno a galla, visto la densità del sale, 6 volte maggiore di quella usuale, presente in queste acque salutari. L'acqua è un po' oleosa e il fondo fangoso: immergersi qui è un'esperienza particolare e molto apprezzata..
Andando poi verso Gerusalemme ci fermiamo a fotografare una fortezza musulmana che si erge solitaria nel bel mezzo del deserto. Sul pullman don Maurizio ci illustra "L'ultima cena" di Salvador Dalì, opera del 1955, il periodo mistico in cui l'artista si avvicina al cristianesimo. La geometria riflette una divina proporzione, la luce è surreale, ma Gesù non proietta ombra Il corpo sullo sfondo rappresenta il mistero pasquale. Il Cristo trasparente indica la Sua condizione di Risorto agli apostoli. La luce è l'alba della Pasqua.
Arriviamo così a Gerusalemme, all'Olive Tree hotel. Teresa dalla camera osserva il panorama, incantevole, della città e ne resta affascinata. La sua prima impressione è quella di una città viva che fin da subito l'ha catturata e che ancora trattiene il suo cuore.
Dopo cena si va a piedi a vedere il Muro del Pianto. Attraversiamo il quartiere arabo, sporco e chiassoso, e quello ebraico. Passiamo il check point e arriviamo al muro: gli uomini a sinistra, le donne a destra. Anche noi ci avviciniamo a vedere, toccare, pregare. Irene nell'allungare il braccio e toccare la pietra sente l'intensità, la forza di essere lì, in comunione con tutti coloro che vi hanno pregato e vi pregano. Dopo questo primo e positivo incontro con la città, torniamo in hotel.