| Pellegrinaggio in TerraSanta: 19 Luglio 2008 |
| Masada |
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Nel 70 d.C era scoppiata la rivolta generale in Palestina contro il dominio Romano. Nel 70 Gerusalemme fu presa e completamente distrutta, fin dalle fondamenta, dall’esercito romano guidato da Tito. Solo una fortezza, Masada, resistette ancora a lungo e fu espugnata solamente nel 74 dopo 4 anni dalla presa di Gerusalemme.Masada era situata in una posizione inespugnabile: in mezzo a luoghi inospitali e desertici sorgeva un colle sulla cima del quale già Erode il Grande aveva iniziato a costruire una propria residenza In seguito era stata adattata a fortezza. Vi erano due vie di accesso : una detta "il serpente", era stretta e strapiombo sul vuoto difficilmente praticabile anche senza nessuna resistenza, la seconda più agevole era sbarrata da una grande torre: tutta la fortezza era poi circondata da mura alte e spesse. Nella fortezza vi erano poi delle cisterne che raccoglievano l’acqua piovana e vi era accumulate grandissime quantità di derrate alimentari e di armi. Inoltre tutta la spianata poteva essere, all’occorrenza, anche coltivata per procurare prodotti freschi . In questa fortezza, in un momento imprecisato, si rifugiarono un gruppo di Giudei irriducibili, definiti genericamente Zeloti (cioe "pieni di zelo religioso" , noi diremmo: fondamentalisti ) con le rispettive famiglie, in tutto poco piu di un migliaio di persone guidati da un capo deciso e intrepido di nome Eleazar Ben Yair. Contro questa fortezza mosse un esercito romano di circa 7.000 uomini guidato da Flavio Silva I Romani erano maestri dell’arte dell’assedio: posero il campo ai piedi del colle, provvidero innanzi tutto alle linee di rifornimento soprattutto di acqua che doveva essere trasportata da sorgenti lontane una quindicina di chilometri. Circondarono quindi con un alto muro tutta il colle della fortezza in modo da sventare ogni eventuale sortita. Dal punto più alto sul quale poterono arrivare sul colle iniziarono a costruire un grosso terrapieno. Poichè questo non era abbastanza solido, su di esso venne poi costruita una piattaforma di grossi blocchi di pietra sulla quale fu ancora costruita una torre con rivestimenti di ferro in modo da pareggiare e superare l’altezza delle mura della fortezza. Su di essa furono piazzate le baliste che lanciarono ogni sorte di proiettili sui difensori in modo da impedire ad essi di stare sulle mura a difesa. Quindi un grosso ariete cominciò a battere le mura che cominciarono a sgretolarsi. Al di dietro di esse pero i difensori avevano costruito un altro muro formato, pero, da un terrapieno tenuto insieme da un sistema di grossi pali. Esso riusciva ad assorbire i colpi dell’ariete senza grossi danni. I Romani. esperti di ogni astuzia nell’arte degli assedi , allora gettarono spezzoni incendiari contro le impalcature di legno che tenevano insieme il terrapieno. Le fiamme presero a divampare alte e vigorose. In quel momento, però, dal deserto si alzò un vento che diresse le fiamme verso il fronte romano con il pericolo che venissero incendiate le macchine da guerra dei romani. Grande fu l’entusiasmo e le speranze allora dei difensori perche questo fatto era interpretato come un evidente intervento divino diretto. Ma, all’improvviso, il vento cambiò direzione e si rivolse verso il muro disgregandolo definitivamente: allora ogni speranza si dileguò di fronte all’evidenza che nulla poteva ormai salvare i difensori e che Dio non era affatto intervenuto in loro aiuto. Si era intanto fatto notte: i romani decisero di aspettare l’alba per evitare una lotta al buio in luoghi sconosciuti, limitandosi intanto a impedire ogni eventuale fuga di difensori. Nella notte i difensori presero una tragica decisione alla quale si erano già preparati da tempo. Per evitare di cadere vivi nelle mani dei propri nemici ed essere uccisi fra tormenti e le umiliazioni e che i proprie familiari subissero l’onta della schiavitù decisero, come atto estremo, il suicidio collettivo. Ciascun uomo doveva uccidere la propria mano la propria famiglia, ritenendo la morte mille volte preferibile alla schiavitù Ciascuno allora strinse la propria sposa fra le braccia e la trafisse con la propria spada ,ciascuno alzò i propri figli in alto fra le braccia e li trafisse con la propria spada. Quindi ciascuno si distese al fianco dei propri cari: dieci uomini, estratti a sorte, passavano e tagliavano loro le gole: quindi i dieci ultimi superstiti tirarono a sorte uno di essi: nove si distesero a loro volta a terra mentre il decimo sorteggiato tagliava le loro gole: alla fine l’ultimo superstite incendiò tutte le loro cose e si getto sulla propria spada. Solo due donne anziane e cinque bambini che si erano nascosti nei cunicoli scamparono alla morte. All’alba i Romani andarono all’assalto aspettandosi una ultima, disperata resistenza. Trovarono solo morte e silenzio e fiamme dovunque. Appresero dalle donne superstiti quello che era avvenuto: la loro esultanza per la vittoria lasciò il posto alla commiserazione e alla ammirazione per un tale disperato proposito Lasciarono un piccolo presidio nella fortezza e si ritirarono |
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La fortezza di Masada, vista in 3D. Molte immagini a 360 gradi |