| Pellegrinaggio in TerraSanta: 18 Luglio 2008 |
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Venerdì, 18 luglio: sveglia ore 6 partenza ore 7. Destinazione: Cafarnao, che ai tempi di Gesù era una cittadina prospera, dotata di un controllo di dogana (Mt 9, 9-13: la chiamata di Matteo, esattore delle imposte romane), punto di incontro delle carovane.
Qui Gesù ha svolto una buona parte del Suo ministero e ha compiuto diversi miracoli molto conosciuti (il miracolo della guarigione del paralitico, della guarigione della suocera di Pietro, della guarigione dell'emorroissa e della figlia di Giairo).I resti in pietra lavica di questo villaggio sono ben visibili. La casa di Pietro è ancora lì, davanti ai nostri occhi, e quasi ci sembra di poter vedere Gesù che vi entra e che con la mano solleva e guarisce la suocera del discepolo. È come tornare indietro nel tempo, sembra quasi possibile camminare lungo queste vie con Lui accanto e seguirlo mentre entra nella sinagoga, ancora ben conservata, e qui ascoltarlo seduti mentre insegna. Don Gianattilio legge appunto il passo di Marco 1, 21-36 e lo commenta con la sua solita chiarezza e la capacità di rendere attuale per noi il messaggio evangelico. La tappa successiva è il fiume Giordano, conosciuto come "il fiume che scende", veloce nella discesa, non si estende in larghezza, ma scava molto e a tratti sembra un ruscello. Gesù fu battezzato in Giudea (era quello il deserto dove predicava Giovanni), ma questo tratto non è accessibile per motivi militari. Quindi noi andiamo sulla riva del fiume che bagna la Galilea. Qui giungiamo in un'apertura in cui troviamo anche alcuni bambini che sguazzano felici in quest'acqua a dire il vero un po' sporca. Ce lo aspettavamo molto più ampio e grande, in realtà è un piccolo fiumiciattolo. Sulla sua riva in un boschetto di eucalipto in cerchio rinnoviamo le nostre promesse battesimali. È un momento emozionante accompagnato dal vento che come lo Spirito soffia su di noi e ci invita alla rinascita. Ci rechiamo poi a Tabga (il cui nome significa "le sette sorgenti"), ai piedi del monte delle Beatitudini, dove si commemorano due episodi evangelici, quello del primato di Pietro e quello della moltiplicazione dei pani. Visitiamo la chiesa dedicata a quest'ultimo, eretta negli anni 80 dai benedettini tedeschi che vi risiedono. È da notare un mosaico con due pesci e una cesta di pane posto di fronte all'altare sotto cui è stata lasciata la roccia sulla quale Gesù ha compiuto il miracolo. Il monte delle Beatitudini con la bellissima chiesa è la nostra prossima tappa. Matteo apre il suo celebre "Discorso della Montagna ", vera Magna Charta del cristianesimo, con le Beatitudini. Il santuario che visitiamo è stato eretto nel 1937 e il porticato che corre all'esterno della chiesa è ottagonale per ricordare le otto beatitudini matteane. Da qui si gode di uno straordinario panorama sul lago di Tiberiade. Fuori nello splendido giardino celebriamo la Santa Messa. Il segno che ci viene dato alla fine è un bel cartoncino con le Beatitudini ( Mt 5,1-11). Dopo pranzo, nel quale gustiamo il "pesce di San Pietro" e datteri freschi, visitiamo una chiesetta francescana posta sulla riva del lago di Tiberiade e al suo interno troviamo "la mensa di Cristo", una grossa roccia sulla quale il Risorto preparò del pesce arrostito e del pane per i discepoli che erano sul lago a pescare (Gv 21, 1-19). Alla fine della cena Gesù affidò a Pietro l'incarico di "pascere le sue pecorelle": tale primato di Pietro è appunto commemorato da questa chiesetta. Ci avviciniamo alla riva del lago e mettiamo dentro i piedi nell'acqua calda. Poi ci dirigiamo in un kibbutz e qui saliamo su una barca di legno ricostruita come quelle dei tempi di Gesù per una bellissima attraversata del lago di Tiberiade: le sue acque sono appena mosse dal vento e sembra quasi di vedere Gesù che vi cammina sopra (chiediamo con insistenza la stessa performance a don Maurizio, che non si tira indietro, ma anzi viene quasi spinto giù dalla barca da un'intraprendente Suor Graziella!!! Il tutto immortalato da foto!!). L'episodio narrato da Marco della tempesta sedata viene commentato da don Gianattilio: non è il miracolo a fare la fede, ma per comprendere veramente chi è Gesù la fede è necessaria. Riprendiamo il nostro tragitto e arriviamo ad Haifa, la terza città per abitanti dopo Gerusalemme e Tel Aviv, che sorge su una baia ai piedi del monte Carmelo. È appunto questa la nostra destinazione. I ricordi legati al Carmelo sono di due tipi. Il primo è biblico e riguarda il profeta Elia e la sua celebre sfida coi sacerdoti di Baal (1Re18). Il secondo è invece cristiano. Nel XII secolo i crociati fondarono sul monte un monastero i cui monaci furono chiamati "carmelitani". Nel 1230 un loro abate, S. Simone Stock, ebbe una visione in cui Maria gli consegnava lo "scapolare del Carmine". La chiesa che oggi si visita, costruita nel 1823, continua idealmente quella presenza carmelitana. Nella parte superiore domina la statua della Madonna del Carmelo e in quella inferiore si venera la cosiddetta "grotta di Elia". Grazie al priore del Carmelo, padre Flavio Caloi di Verona, abbiamo la possibilità di salire sulla terrazza sopra la chiesa da cui possiamo ammirare uno stupendo panorama su Haifa e sulla baia. Questo luogo è anche noto con il titolo mariano di "Stella Maris". Ognuno di noi alla fine riceve un'immagine della Madonna del Carmelo con una preghiera.
Tornando lungo la strada ci fermiamo a fotografare il suggestivo tempio Bahai, di una setta persiana, e i suoi splendidi giardini lungo le pendici del monte Carmelo.Don Maurizio ci consegna e ci commenta un'altra opera d'arte: "Fuga in Egitto" del Tintoretto, in cui la Sacra Famiglia non è affatto idealizzata, ma anzi appare come una famiglia di profughi, fragile, ma tenace. Giuseppe è curvo sotto il peso delle responsabilità e del pericolo. Tornando le strade sono deserte: è ormai il tramonto e gli ebrei si preparano alla "regina sabato" che porta loro la luce di Dio per tutta la settimana. È lo shabbat, giorno di riposo, in cui non è permessa alcuna attività. La sera l'albergo è affollato per la cena da ebrei che non hanno preparato in tempo il pasto. Notiamo davanti alla sala da pranzo delle piccole vasche per le abluzioni e ai tavoli i capofamiglia recitano le preghiere rituali e versano il vino di Moriah. Dopo cena ci ritroviamo nell'ampio salone dell'hotel per scambiarci le impressioni sul viaggio e chiacchierare un po', stanchi ma felici per l'intensa giornata trascorsa. |