Pellegrinaggio in TerraSanta: 17 Luglio 2008

Monte Tabor   Homepage  Precedente  Successivio 

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: "Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo". Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto. Il Vangelo non dice dove il Signore si trasfigurò. Accenna soltanto ad una alta montagna della Galilea (Mc 9,2; Mt 17.1) che nella seconda lettera di Pietro, dove l’episodio è di nuovo ricordato, diventa con chiaro riferimento teologico, la santa montagna (2Pt 1,13-18). Ma la tradizione della comunità cristiana di Palestina, fin dai primi secoli, ha dato un nome a questa montagna precisando che si trattava del Tabor. Nel Transito della Beata Vergine Maria uno dei tanti apocrifi relativi alla morte e assunzione della Madonna il cui nucleo è da datarsi al II-III sec. D.C., si narra che giunta l’ora del transito della Vergine, scese Cristo dal cielo con una moltitudine di angeli e accolse l’anima della sua diletta madre: E fu tanto lo splendore di luce e il soave profumo scrive l’autore che tutti quelli che erano là presenti caddero sulla loro faccia come caddero gli Apostoli quando Cristo si trasfigurò alla loro presenza sul monte Tabor. Così pure leggiamo nell’Apocalisse apocrifa di S. Giovanni il Teologo: Ascese al cielo il Signore nostro Gesù Cristo, io Giovanni, mi recai solo sul monte Tabor, là dove già ci aveva mostrato la sua divinità immacolata. Tradizione fissatasi definitivamente nel IV sec. e generalizzata dalla liturgia. La Chiesa siriana ricorda la festa della Trasfigurazione come la festa del monte Tabor. Lo stesso si dica della liturgia della Chiesa Bizantina nella quale la festa è conosciuta con il nome di To Taborion. Il Tabor è situato all’estremità della pianura di Esdrelon a circa 20 km a sud ovest dei lago di Tiberiade e a 7 km a sud ovest di Nazaret, in linea d’aria, e si erge solitario sulla pianura (660 m di altezza). La sua importanza strategica, il verde che lo ricopre, la sua singolarità e il colpo d’occhio che dalla vetta si gode sulla regione circostante, hanno sempre affascinato il viaggiatore e il pellegrino e non poteva restare sconosciuto nella storia del popolo eletto.
Di più alcuni opinano che il Tabor fosse stato il primitivo santuario delle tribù del nord, diventato in seguito luogo di culti idolatrici. Ipotesi basata sul testo di Osea 5,1 in cui il profeta rimprovera i capi dei popolo, sacerdoti e casa regnante, perché venendo meno al loro dovere, hanno tollerato i culti illeciti a Mizpa e sul Tabor, divenendo così un laccio per Israele.
Sulla vetta ben presto i cristiani costruirono tre cappelle, lí dove, come nota un pellegrino del V sec., Pietro pieno di entusiasmo aveva gridato al Signore: Signore è bene per noi stare qui. Se vuoi, farò qui tre tende: una per te, una per Mosè ed una per Elia. Distrutte, ricostruite diverse volte attraverso i secoli, oggi sono incorporate nella degna basilica costruita agli inizi del secolo dall’architetto romano Barluzzi, dove noi abbiamo la possibilità oggi di raccoglierci in preghiera.
La Basilica della Trasfigurazione sul monte Tabor Opera dell'arch. Barluzzi, fu edificata nel 1924. Le due torri sulla facciata sorgono sopra le due cappelle preesistenti dedicate a Mosè ed Elia. La basilica a tre navate ha, sotto l'abside, la cripta a ricordo della trasfigurazione di Gesù. L'altare è ancora quello che fu rinvenuto negli scavi ed è tuttora ben visibile il tracciato della chiesa crociata. Ma il pavimento nasconde e chiude «un vano roccioso sotto l'altare» - annotò nel suo diario della costruzione l'arch. Barluzzi - che può rivelare tracce di costruzioni bizantine. I mosaici rappresentano la nascita, l'eucaristia, la passione-morte e la risurrezione. Sopra la cripta vi è l'altare maggiore con il mosaico della Trasfigurazione.
Scendiamo nella cripta dove dei mosaici illuminati dal sole, che filtra attraverso la vetrata dell’abside, ci ricordano le altre gloriose e misteriose trasfigurazioni dei Signore: la nascita, l’Eucarestia, la morte e la resurrezione. In questo tripudio di luce e di colori rileggiamo le belle pagine che i Padri hanno scritto su questo episodio in una prospettiva di consolazione e di fiducia cristiana. La Trasfigurazione è per essi l’anticipazione dei ritorno dei Signore all’ultimo giorno, un motivo di speranza. Scrive Origene: ‘La Trasfigurazione è simbolo di ciò che avverrà dopo il mondo presente. In Cirillo di Alessandria leggiamo: Poiché avevano udito che la nostra carne sarebbe risorta, ma non sapevano in che modo, trasfigurò la sua carne per proporre l’esempio dei suo cambiamento e per rafforzare la nostra speranza. Sempre in questa prospettiva la liturgia bizantina della festa si rivolge al Signore con queste parole: “Per indicare lo scambio che faranno i mortali con la vostra gloria, Salvatore, al tempo della vostra seconda e spaventosa venuta, voi vi siete trasformato sul monte Tabor.
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