Pellegrinaggio in TerraSanta: 17 Luglio 2008

Fontana di Maria   Homepage  Precedente  Successivio 

Vicino alla basilica dell’Annunciazione si trova la chiesa di S. Giuseppe del 1914, che sorge sulla casa di Giuseppe. Anche quest’ultima fu trasformata in sinagoga-chiesa dai giudeo-cristiani.
Nel VI sec. vi fu edificata la chiesa della Nutrizione, bizantina e poi seguì la costruzione di una chiesa crociata nel XII-XIII sec. La grotta, su cui sorge la chiesa, non era così grande ai tempi di Gesù, ma la comunità vi scavò una serie di grotte collegate tra loro, utilizzandole per la preghiera.
Sono stati rinvenuti infatti vari reperti risalenti al I sec. che testimoniano l’importanza del luogo usato per il compiersi dei primi riti battesimali. Nella cripta c’è appunto una vasca battesimale d’epoca giudeo-cristiana. Questa vasca era stata usata precedentemente dagli ebrei come vasca di purificazione. È stata scolpita nella roccia con sette gradini rappresentanti i sette cieli, riempita di acqua viva piovana o sorgiva presumibilmente portata da un canaletto per renderla corrente e quindi adatta alla purificazione. I giudei cristiani, essendo di origine ebraica, circoncisi e influenzati dal culto ebraico, usarono la vasca, non per la purificazione ma per il battesimo. Così vennero dati nuovi significati agli elementi della vasca. All’interno vi è uno dei più antichi mosaici della Terrasanta. Su di esso ci sono sei riquadri (i cori degli angeli), al centro, incastrata nel pavimento, vi è una pietra nera (pietra scartata dai costruttori e diventata testata d’angolo) rappresentante Cristo, mentre il piccolo canale in una della pareti è simbolo del Giordano. Il Giordano ricorda il punto di passaggio dalla schiavitù d’Egitto alla libertà della terra promessa come il nostro battesimo, che è il passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà in Gesù.
Anche i sette gradini diventarono per i cristiani i sette doni dello Spirito Santo. Chi desiderava battezzarsi veniva portato nella grotta di S. Giuseppe, dove rimaneva al buio e in preghiera tre giorni e tre notti, come Gesù nel sepolcro. Trascorso questo periodo, veniva spogliato e fatto scendere nella vasca tre volte: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. All’uscita indossava una veste bianca e teneva in mano una fiaccola. La veste bianca significava il rivestimento dell’uomo nuovo che avviene grazie al battesimo e la fiaccola raffigurava la luce della risurrezione, il passaggio dalle tenebre della morte alla luce della risurrezione.
Molto probabilmente il villaggio di Nazaret si snodava intorno a questi due luoghi: la casa/grotta di Maria e quella di Giuseppe. Il paese non fu mai menzionato dagli antichi testi sacri, il che fa supporre che fosse un luogo di poca importanza e povero, le cui case, appunto le grotte, erano ben diverse da quelle della città. I pastori scavavano grotte per mettervi gli animali e collocavano la mangiatoia nel fondo. Nella parte antistante invece c’era la cucina e davanti all’entrata veniva costruita una stanza (katalima) per impedire l’accesso alla grotta. In questa parte rialzata rispetto al resto della grotta abitavano i componenti di una famiglia ebraica (circa dieci persone) e di solito era la zona dove si riposava. Il capofamiglia dormiva vicino alla porta per proteggere la casa e i suoi famigliari.
Museo francescano: gli scavi condotti dai francescani hanno portato alla luce il complesso di grotte del villaggio e reperti dell’epoca del bronzo e del ferro. Sono stati trovati vari oggetti risalenti all’epoca di Gesù (frantoi, cisterne, vasi per la conservazione di olio e vino, piccole macine). Ci sono inoltre graffiti tra i quali l’importantissimo XE MAPIA (Ave o Maria ), la più antica iscrizione, anteriore al 324, con il nome della Vergine, un torso di S. Pietro e cinque capitelli francesi di epoca crociata dedicati a S. Tommaso, S. Pietro, Santa Madre Chiesa, S. Giacomo e S. Matteo. Non furono mai usati e furono sfregiati nel secolo scorso dai turchi.
Chiesa greco-cattolica dei melchiti (= quelli del re). Comunità che costituisce il 60% dei cattolici in Terrasanta, i melchiti riconoscono tutti i concili ma il loro rito è bizantino. Perciò, in questa chiesa, l’offertorio è nascosto da una tenda (iconostasi) e l’altare (il corpo di Cristo) si trova dietro l’iconostasi. Solo durante l’eucaristia viene aperta ai fedeli la parte centrale della tenda per mostrare che l’unica via che porta alla salvezza è Cristo. Sono presenti, inoltre, diverse icone, considerate come rivelazioni di chi viene raffigurato. Questo aspetto è sottolineato dalla prospettiva rovesciata di queste opere che ci propongono gli oggetti lontani più grandi di quelli vicini come se fosse il personaggio a guardarci e non viceversa. Sull’iconostasi ci sono quattro icone, due sulla porta principale, a destra Cristo e a sinistra la Madonna, e le rimanenti ai lati della porta. Di queste ultime, l’icona di sinistra raffigura il santo a cui è dedicata la chiesa. La zona che va dall’iconostasi al pulpito si chiama santo. Dal pulpito in poi lo spazio è strutturato da una sola navata con portico ai lati.
Sinagoga: chiesa probabilmente crociata costruita su una sinagoga. È rivolta come tutte le sinagoghe verso Gerusalemme. Essa non era luogo di sacrificio ma di riunione e di preghiera. Solo nel Tempio si svolgevano i sacrifici, sull’apposito altare. Nelle sinagoghe entravano anche le donne. Dal II sec. d.C. però, con la distruzione del Tempio e l’affermarsi del giudaismo rabbinico, si iniziano a separare gli uomini e le donne. In una sinagoga ci si siede ai lati, il pulpito è al centro. Viene lasciata vuota sempre una sedia: la sedia del profeta Elia . L’entrata è costituita da una porta centrale con due laterali, in alcune sinagoghe vi è una porta sul retro per poter entrare sempre rivolti verso Gerusalemme.
I rabbini vestiti di nero non sono sacerdoti ma maestri della legge, non lavorano e sono sovvenzionati dallo stato. Gli ebrei possono essere ortodossi o liberali. I primi seguono una interpretazione molto rigorosa delle scritture, i secondi ne danno invece una interpretazione più flessibile. Gli ortodossi sono vestiti di nero perché in lutto per la mancanza del tempio e la forma dell’abbigliamento è data dalla comunità di provenienza. I boccoli che portano lunghi sino al mento sono simbolo di saggezza. Le frange che sbucano dalla giacca fanno parte del talid. Il talid è una sciarpa con 613 frange tante quante i precetti che devono essere rispettati. Esso si riceve alla nascita e il neonato vi viene avvolto. La nascita effettiva, cioè il momento in cui si entra a far parte del popolo ebraico, non coincide con la nascita fisica, ma si realizza otto giorni dopo, quando il bambino viene circonciso e gli si assegna il nome. Quando poi una persona muore, viene avvolta prima nel talid e poi nel sudario. Sotto la camicia l’ebreo ortodosso indossa il talid, facendone uscire otto frange da quattro lati del corpo. Le frange toccando le gambe ricordano il rispetto dei precetti. Sul capo dell’uomo come memento dei propri limiti è posta la kippa, simboleggiante la mano di Dio che ci protegge: se ci si accorge di un piccolo cappello come è possibile non ricordarsi di Dio.
Chiesa greco-ortodossa di S. Gabriele: sotto questa chiesa sgorga una sorgente, la sola di Nazareth a cui attingeva tutta la popolazione. Per il protovangelo di Giacomo, Maria ricevette una prima annunciazione presso questa fontana. Spaventata si ritirò in casa dove la raggiunse l’arcangelo Gabriele. I crociati, per accedere alla fonte, costruirono una scala.
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