Pellegrinaggio in TerraSanta: 18 Luglio 2008

Nozze di Cana   Homepage  Precedente  Successivio 

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno più vino". E Gesù rispose: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora". La madre dice ai servi: "Fate quello che vi dirà".

Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le giare"; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: "Ora attingete e portatene al maestro di tavola". Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un pò brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono". Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Nei dintorni di Nazareth si trova la cittadina di Cana. Essa conta 18000 abitanti: la quasi totalità, cioè 16000 sono musulmani e solo 2000 sono cristiani... in maggioranza ortodossi.
I cattolici sono 500 divisi tra greci cattolici e cattolici di rito latino (ca. 200 persone). A Cana si trova la Chiesa di Natanaele. Secondo la tradizione essa sorge nel luogo dove era il fico sotto cui Natanaele pensava al Messia e alla sua venuta.
Il suo amico Filippo gli aveva riferito di aver conosciuto il Messia a Cafarnao e che Egli proveniva da Nazareth. Natanaele, quando sentì questo nome, pronunciò la famosa frase: cosa può venire di buono da Nazareth. In seguito Gesù incontrerà Natanaele e si riferirà proprio a questi dubbi avuti tra sé e sé sotto il fico, determinandone così la conversione. Diventerà suo discepolo.
La chiesa di Natanaele è una piccola chiesa francescana, risalente al 1886, con un cimitero cristiano accanto. All’interno gli scavi archeologici (iniziati nel 1998 e terminati nel 2000) hanno messo in luce alcune rovine di una cucina.
Molto probabilmente in questo luogo vi era una casa, la cui presenza è attestata dal ritrovamento poco lontano di una macina e di una giara, presenti in tutte le abitazioni ai tempi di Gesù. A Cana si viveva secondo un sistema patriarcale. Le case sorgevano attorno ad un cortile nel quale venivano lasciati gli oggetti o gli utensili il cui uso era comune. La macina era costituita da due coni convessi, uno fissato a terra, l’altro incastrato dentro, la cui rotazione produceva la macinazione del grano. I due coni al centro erano collegati da un foro ampio quanto la testa di un uomo (si capisce quindi l’ affermazione di Gesù: legarsi una macina al collo e gettarsi nel mare). Scendendo si vede una giara della purificazione, che veniva intonacata e fissata in tutti i cortili per la purificazione delle mani, visto che sia per toccare la parola di Dio che il cibo, entrambi sacri, gli ebrei dovevano purificarsi. L’acqua che essa conteneva, per purificare, doveva essere corrente e vi veniva perciò condotta da un canaletto. Il Vangelo, mentre narra il miracolo delle nozze di Cana, cita il numero di sei giare portate per il matrimonio. Se ne desume che vi fossero molte persone che dovevano purificarsi.
Il fatto che sopra a questo luogo sorgesse una chiesa bizantina, di cui si possono vedere alcune rovine risalenti al IV sec, testimonia che questa casa era ricordata ed era importante. Infatti, la chiesa conserva un frammento di un mosaico con iscrizione aramaica che dimostra la presenza della comunità giudeo-cristiana. Probabilmente, fu questa comunità ad indicare il luogo ai bizantini che non avrebbero mai costruito una chiesa su una casa che non fosse stata importante per la tradizione cristiana. Questi elementi fanno supporre l’autenticità del luogo.
Il matrimonio tra ebrei oggi avviene dopo un anno di fidanzamento, la cui festa è svolta a casa della sposa. A carico dello sposo sono invece le spese per la cerimonia nuziale che, diversamente da quella di fidanzamento, si può svolgere in qualsiasi luogo purché vi siano delle sedie e un palcoscenico. Sopra il palcoscenico si trovano i testimoni, una tenda e uno sgabello con una bottiglia di vino, un calice e un cavatappi. La famiglia dello sposo accoglie la famiglia della sposa. La sposa cambia il suo cognome come segno del passaggio ad una nuova famiglia e questo comporta il massimo rispetto da parte dello sposo. Lo sposo reca in mano un mazzetto di acacia segno di fortezza in quanto legno dell’arca. La sposa ha un mazzetto di mandorle, simbolo di fecondità. Lo sposo stappa il vino e rompe il calice come segno di tristezza per la mancanza del tempio. Il rabbino celebra il rito. Se i celebranti sono liberali, ma non se sono ortodossi, è la sposa che infila l’anello allo sposo. Unico alcolico concesso è il vino e si banchetta con l’agnello. Gli imprevisti possono essere interpretati come mancanza di rispetto per la sposa e il matrimonio si può rompere visto che viene considerato un patto. Il fatto che durante le nozze di Cana fosse finito il vino era una cosa grave al punto da compromettere il matrimonio; per questo motivo Maria interviene.

E' tradizione che in questo luogo le coppie di sposi rinnovino la promessa di amore e fedeltà. Così abbiamo fatto anche noi, a ricordo ci sono state date due anforette legate assieme (vedi foto) con sopra i nostri nomi.
Sotto la chiesa c'è un piccolo museo, nel quale si può vedere anche una "giara" usata ai tempi di Gesù: le giare per il vino non erano in terracotta ma scavate nella tenera arenaria bianca.
Cana2.jpg Cana3.jpg Cana6.jpg P1010467.JPG P1010468.JPG P1010470.JPG P1010475.JPG P1010476.JPG P1010477.JPG
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